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24 maggio 2016 ,

Kendrick Lamar

UNTITLED UNMASTERED

2016 - Aftermath-Interscope
[Uscita: 04/03/2016]

Stati Uniti   #consigliatodadistorsioni     

 

lamar folderNon più tardi di un anno fa, su queste stesse pagine, abbiamo avuto la fortuna di trattare uno dei migliori album del 2015, forse la rivelazione, almeno nell’ambito della musica nera di quell’anno. Si trattava di “To Pimp A Butterfly”, del rapper californiano Kendrick Lamar. Ci trovammo allora di fronte ad un lavoro che si spingeva ben oltre le “colonne d’Ercole” del rap, per veleggiare vittoriosamente nell’oceano della musica afroamericana, senza temere di doversi confrontare con il soul, il funk, anche il jazz.

Anzi, prendendo acqua da tutte queste inesauribili, meravigliose fonti, Lamar riusciva a costruire qualcosa di modernissimo e al contempo ben radicato nella tradizione del suo “popolo”. Oggi ci troviamo di fronte a una raccolta di outtakes che risale all’incirca al periodo in cui è stato registrato il pluridecorato album che citiamo sopra, ospitata in un semianonimo packaging verde militare, privo di informazioni che non siano i, diciamo così, “non titoli” degli otto brani, identificati esclusivamente con la data di registrazione.

 

Mettiamola così: c’è chi spende mesi e mesi a limare il proprio prodotto in sala di registrazione, in preda ad attacchi d’ulcera da insoddisfazione, e poi c’è Kendrick Lamar, che mette su CD materiale, per lui, di scarto, senza preoccuparsi troppo della produzione lamar1e del mixaggio, men che meno della promozione, e colpisce comunque, di nuovo nel segno. Si, perché anche in questo caso la miscela nerissima delle basi, il flow magistrale delle rime, le collaborazioni azzeccate (Bilal, Cee-Lo-Green), l’attenzione alle tematiche sociali convergono nel costruire un album fuori del comune.

Kendrick Lamar è un grande musicista, capace di maneggiare magistralmente il funk come il soul, il jazz come la bossa nova creando lamarbasi geniali, ma non facciamogli il torto di qualificarlo oltre i confini del suo genere, l’hip-hop: questo lo sminuirebbe. Quando raggiunge questi vertici l’hip-hop diventa arte, ma soprattutto diventa la voce di un popolo. Citando Chuck D, dei Public Enemy, potremmo dire che “l’hip-hop è la CNN dell’America nera”. Kendrick Lamar ha un merito in più, perché è capace di catturarci anche solo con la musica, anche se ci perdiamo per strada il significato delle sue rime. Anche senza titoli e senza masterizzazione, questo disco conquista.      

  

Voto: 8/10
Luca Sanna

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