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13 giugno 2018 , ,

Ecstatic Vision

UNDER THE INFLUENCE

2018 - Heavy Psych Sounds
[Uscita: 04/05/2018]

Stati Uniti   #consigliatodadistorsioni     

 

ecvsDebuttano su Heavy Psych Sounds gli Ecstatic Vision da Philadelphia, combo space-rock sulle orme di Hawkwind, Stooges e MC5, reduci da due pubblicazioni su Relapse Records (il primo “Sonic Praise” del 2015 e il live “Raw Rock Fury”, del 2017). Già da questi primi lavori si intuisce facilmente dove si va a parare: una macchina macina-riff con una sezione ritmica ipnotica e una quantità ingente di synth, flauti, sax e chitarra wah-wah per delle jam dilatate e free-form. L’approdo in casa Heavy Psych Sounds non poteva dunque non presentarsi come un biglietto da visita per il circuito più ampio dell’hard rock alternativo internazionale: “Under The Influence”  rimette a lucido sei brani che sono stati tra le maggiori influenzie per il gruppo. Troviamo in scaletta tre brani imprescindibili per gli appassionati del genere, Master of the Universe e Born to Go degli Hawkwind  e Come Together degli MC5, ma anche tre brani della scena hard-rock ‘70 dello Zambia, il cosiddetto zam-rock, di minor fama e destinato quindi a suscitare maggior interesse. La formazione parte con il doom-rock di Troublemaker (Chrissy Zebby Tembo & the Ngozi Family), pesante e catatonico, per  passare al sabba strumentale The Bad Will Die (Keith Mlevhu) ed infine alla primitiva History Of Man (Amanaz), creando una psichedelia sanguigna, incentrata sul groove, che non rinuncia all’effettistica cosmica (History of Man) né alla voce oltretombale (Troublemaker), tratto distintivo della band.

Meno sorprendente è il secondo lotto di canzoni, in cui i limiti delle canzoni stesse vengono forzati fino ad avere un vero e proprio viaggio astrale in Born to Go, un’epica e solida Master of the Universe ed una Come Together che via via si decompone in un ecstpasticcio free rock. Gli Ecstatic Vision non solo inquadrano un’epoca ben definita (i primi ’70) ma ne sanno anche attualizzare i punti di forza (groove ipnotico,  riff martellanti, attitudine free) senza mai risultare una copia carbone dei suddetti gruppi; se poi si confrontano con il materiale africano il risultato è ancora più entusiasmante e vengono in mente gruppi che hanno fatto dell’incontro di queste sottoculture rock una ragione di vita (Goat su tutti). Un album di sole cover in cui di retro c’è davvero poco, piuttosto la volontà di incrociare destini musicali affini per creare qualcosa di nuovo nel panorama heavy-psych. Una rivelazione.  

 

Voto: 8/10
Ruben Gavilli

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