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3 giugno 2012 , ,

Squarepusher

UFABULUM

2012 - Warp
[Uscita: 15 /05/2012]

Squarepusher UfabulumChe fine avrà fatto Tom Jenkinson, il funambolico bassista, o meglio drum'n'bassista (si potrà scrivere?) che, con lo pseudonimo di Squarepusher terremotava le scene rave e jungle alla fine del secolo scorso? Per me, che all'epoca ero diventato un consumatore compulsivo di quella che allora chiamavamo “jungle”, si trattava di un artista di culto, tanto più per la sua estrazione jazzistica e una certa inclinazione alla fusion che lo rendevano più vicino alla normalità, almeno la mia. Poi, i gusti e i tempi cambiano, quindi (è un'assunzione parziale di colpevolezza) l'ho un po' lasciato perdere. Però lui ci ha messo del suo, perchè ha tirato fuori una serie di, chiamiamole così, opere minori, lontane dal genere di riferimento e da un livello qualitativo interessante. Insomma, di quelle cose da “bravo, ma basta”, tipo un album di assoli di basso (il pomposo “Solo Electric Bass, Vol. One”, speriamo ci risparmi il secondo volume), oppure il temibile, penultimo “Shobaleader One: d'Demonstrator”, a base di una specie di electropop con uso massivo dell'odioso vocoder.

 

Lo ritrovo dopo un bel po', quindi, con questo “Ufabulum”, con cui si ritorna un po' alle ruvidezze delle origini. E questa, per me, è una bella notizia. La lezione dubstep è stata assimilata, quindi i ritmi sono spesso schizofrenici (l'opener 4001, la seguente Unreal Square), la drum-machine rischia il collasso, il basso filtrato di Tom fila come un TGV (la cacofonica The Metallurgist, mai titolo fu più appropriato, Drax 2 e Dark Steering, due pezzi lunghi e strutturati, il secondo più incline al rumorismo). Ancora citazioni positive per 303 Scopem Hard, forse il pezzo più tosto ma anche più soddisfacente del disco e per la complessa, finale Ecstatic Shock.

 

Meno convincenti sono i pezzi più tranquilli, affidati al synth e ad atmosfere rilassate, anche troppo, almeno per me. Ecco allora una specie di ambient pallosetta (Stadium Ice), un tentativo di atmosfericità dilatata (Red In Blue), la dolciastra Energy Wizard, dai suoni piuttosto “eighties”. È un disco discreto, “Ufabulum”, forse un po' vecchiotto, se confrontato ai vari Burial, Skream, Shackleton e via citando, ma si sa, con la musica elettronica si rischia di essere sempre “indietro”, visto il ritmo vorticoso con cui si susseguono gruppi e generi in continuo divenire. Insomma, una sufficienza comoda per il vecchio Tom. 

Luca Sanna

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