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24 gennaio 2013 ,

Bad Religion

TRUE NORTH

2012 - Epitaph Records
[Uscita: 22/01/2013]

BAD RELIGION - TRUE NORTH1)  

Il 2013 è anno di polpose novità anche in casa Epitaph. La rinomata etichetta californiana si fa infatti portavoce dei leggendari paladini Bad Religion, capitanati dall'intellettualissimo Greg Graffin insieme agli inseparabili Brett Gurewitz e Jay Bentley, che ritornano a calcare le scene musicali più tosti e gagliardi di quanto non ci si possa aspettare dopo oltre 30 anni di meritatissima carriera punk-rock. Il capitolo successivo della "crociata" approdata fino al 2010 con "The Dissent Of Man", trova la sua naturale propagazione nel nuovo lavoro "True North". Concept album il cui titolo non lascia troppi dubbi (il "vero nord" inteso come ultima fonte, traguardo finale della vita), ha in sè l'impronta criticizzante e filosofica che ha sempre caratterizzato il carisma anticonvenzionale e lo spirito invettivo-riflessivo della band, grazie soprattutto all'irrinunciabile contributo dato dal leader Graffin, divenuto pure professore di scienze biologiche alla UCLA di Los Angeles e autore di una teoria evoluzionistica dell'anarchia nella sua ambiziosa opera scritta Anarchy Evolution: Faith, Science and Bad Religion in a World Without God.

 

I testi, pregni di significati e socialmente impegnati, rispecchiano una visione analitica del mondo che ci circonda spesso disillusa e ironica, ma non sono neanche da meno le melodie, orecchiabili, piacevoli, ben costruite, annodate ad una forma-canzone ciecamente devota alla brevitas (non superano i 3-4 minuti), al reinventare la struttura della stessa, inserendovi corposi assoli che si distaccano con sapiente perizia dalle loro parti introduttive, per non parlare dell'immancabile coro a tre voci chiamato "oozin' aahs" che fa il merletto a ogni canzone. Tanto che fra 16 tracce è difficile disdegnarne una con certezza: anche quando alcune possono suonare loffiette, loro prendono la rincorsa e cavalcano l'onda dell'inno solenne, come in Changing Tide e Robin Hood In Reverse, seguite immediatamente dalle oratorie Land Of Endless Greed, Nothing To Dismay, The Island, Crisis Time, Popular Consensus, Fuck You, Dept. Of False Hope. Sicuramente le meglio riuscite sono la title-track True North in apertura, la rapidissima quanto atonale Vanity, la sputafuoco Past Is Dead ed Hello Cruel World, ballata sentimentale controBAD RELIGION - TRUE NORTH l'ingiustizia declinata in versi punk, mentre rimangono oscure e musicalmente poco fruibili Dharma And The Bomb (scritta da Gurewitz) e In Their Hearts Is Right

 

Fatto sta che il tocco sapiente di Joe Barresi, manager  discografico per grandi nomi come Tool, Kyuss, Queens Of The Stone Age e Tomahawk si sente eccome, nel rendering sonoro netto e pulito che non toglie spazio al cantato anthemico, ma anzi lo fonde magistralmente con le fragorose batterie di Wackerman unite alle altre due chitarre di Baker ed Hetson. La rabbia permea attraverso ogni singola nota di My Head Is Full Of Ghosts, un'emozione ritrovata nella libertà espressiva che solo il punk della Bay può permettere, eppure la triste amarezza è sempre in agguato, e si coniuga nel tono sofferto che la voce di Greg assume per imbracciare le armi della verità contro i principi killer adottati dal capitalismo e la mancanza d'etica che si fa condizione esistenziale di ognuno di noi. Tra scetticismo, contestazione ideologica e ribellione nutrita di nobili turpiloqui con parole come lame affilate e designate appositamente per uccidere un nemico chiamato Sistema, "True North" scardina con perizia certosina tutte le insane convinzioni del ventunesimo secolo. D'altronde, sono i migliori profeti sconsacrati del rock che avessimo mai potuto desiderare, perchè la coerenza conta più di qualsiasi falsa credenza esistente. Rigettate ogni dettame prestabilito e fate della logica contraria il vostro unico comandamento. Li ringrazieremo di avercelo insegnato finora.

 

Voto: 9/10                                    VALERIA  MOLLICA       

 

 

2)

Bad-Religion“Il punk è la sola speranza in questi tempi bui”. Con questa dichiarazione, rilasciata durante un’intervista, Greg Graffin manifesta l’intenzione alla base di “True North”,  il sedicesimo album dei sempreverdi Bad Religion. L’uscita di questo disco mi fa pensare all’approdo nel 2015 di Marty McFly a bordo della Delorian in “Ritorno al Futuro II”. Veloce, giovane, anni novanta e orgogliosamente fuori moda.  I “ragazzi” californiani propongono il loro sound che li ha resi un’icona per oltre trent’anni come se fossero al terzo o al quarto album, anzi è proprio a questi che mi sembra riferirsi molto “True North”, in particolare ad “Against the Grain”.  Sono presenti tutti quelli che sono diventati , per molte band ma non per loro che li hanno inventati, i cliché dell’ hardcore melodico: riff e ritmi di chitarra spesso fotocopiati - vedi l’intro di Fuck you -   cori, controcanti, ritornelli “sing-along” che suonano come slogan di corteo di protesta con tanto di ‘Whoa’ che i NoFx hanno preso amichevolmente in giro con il brano Whoa on The Whoas. True North esce come una cura contro il sistema, composta da un concentrato di energia sprigionato dalle chitarre e dalla semplicità delle rime, delle melodie e dei testi. 

 

L’obiettivo è sempre quello: disintegrare le sovrastrutture nate per imporre il dominio del ‘vero nord’, per consolidare il divario tra poteri forti e resto del mondo. Un vero inno di questo album è Robin Hood in Reverse indirizzato contro le leggi americane di finanziamento ai partiti che garantiscono alle multinazionali gli stessi diritti dei singoli cittadini. Citando quello che più che un verso di una canzone degli Sham 69 è un simbolobad-religion di una generazione passata - “When the kids are united they can never be divided” - i Bad Religion sentono il bisogno di proseguire per la loro strada come se fosse una missione, lottando per una causa che ha bisogno di nuove leve, per una scena che non ha più la forza di dieci, quindici anni fa. La band californiana realizza un disco che dura poco più di trenta minuti in cui solo due brani non spingono sull’acceleratore: Dharma and the Bomb ed Hello Cruel World, uno dei pezzi più intensi. Le soluzioni vocali dei controcanti sono utilizzate con armonie sempre più accurate e studiate come appare evidente nel brano In their Hearts is right dove nel ritornello c’è un controcanto dal sapore di coro gregoriano, a proposito di Bad Religion.

 

Il singolo Fuck you e Crisis Time invece mostrano l’amara delusione delle nuove generazioni davanti alla politica ed alla crisi economica: “Keep yourself in line, there's no design - The new paradigm is crisis time”. La devozione dei Bad Religion al sound hardcore melodico rende meno amara la constatazione del periodo di sfiducia che s’insinua anche nella band californiana. Interessante  infatti sembra il cambiamento di pensiero espresso in Popular Consensus in cui Graffin, sostenitore da sempre bad religiondella volontà dal basso e dell’influenza dei cittadini nella vita politica - ricordiamo You are the Governament dell’87 – scrive “popular consensus doesn't mean much to me”. In sintesi, True North è un album che merita di essere ascoltato senza una valutazione superficiale relativa alle sue similarità rispetto agli album precedenti. Questo disco contiene una sua forte caratterizzazione, pensiamo ad esempio alla maggiore aggressività dei brani rispetto a “Dissent of Man” del 2010, mantenendo quello sguardo critico nei confronti del sistema che ha sempre accompagnato i Bad Religion negli ultimi tre decenni.

 

Voto: 6.5/10                                   ANDREA  SGOBBA           

  

Valeria Mollica - Andrea Sgobba

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