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9 giugno 2017 , ,

Rancid

TROUBLE MAKER

2017 - Epitaph Records
[Uscita: 09/06/2017]

Stati Uniti   

 

rancid trouble maker coverDopo tre anni di silenzio tornano in pista i Rancid, la più influente realtà ska-punk mondiale da 25 anni a questa parte. Il nuovo lavoro, “Trouble Maker”, è un album in qualche modo nostalgico, che ripercorre la lunga e tribolata (come suggerisce il titolo) carriera dell’iconica band californiana. Ritmiche veloci e sfuriate rapide (Telegraph Avenue, Buddy e Bovver Rock and Roll sono le uniche tracce delle 19 totali a superare i 3 minuti) caratterizzate dal solito basso potente di Matt Freeman, dalle nervose parti di chitarra solista di Lars Friedriksen e dai classici ritornelli punk-rock esplosivi. I Rancid, da veterani del punk americano, hanno puntato per questo nuovo disco sull’usato sicuro, provando a dare ai fan esattamente quello che si aspettavano da una band che non ha nel proprio codice genetico l’inclinazione al cambiamento. Questo non è a tutti i costi un male, soprattutto in un genere in qualche modo “statico” come il punk, che deve principalmente comunicare urgenza, minimalismo e “hooligan attitude”. Un cocktail micidiale ampiamente presente i n Trouble Maker, album che però ha un rovescio della medaglia e denota come anche per i Rancid il tempo stia passando, e l’energia punk degli inizi stia pian piano lasciando il posto al decadentismo di chi sa che il sunset boulevard non è più così lontano.

 

rancid photoIl sound non riesce più a stimolare il  sacro fuoco punk-rock di “… And Out Come the Wolves” (il loro capolavoro del 1995), che sembra essere andato perduto irrimediabilmente. E neppure la mano dello storico produttore Brett Gurewitz è riuscita a spazzare via dal suono di Trouble Maker quell’impressione polverosa mutuata dal nuovo look da Homo Sapiens del barbuto cantante e chitarrista ritmico Tim Armstrong, un altro che parrebbe aver perso lo smalto dei tempi d’oro. Una sensazione che traspare nettamente dal singolo Telegraph Avenue, pezzo che prova a coniugare ritmiche da ballata folk e ritornelli punk, comunicando alla fine invece quel senso di inspiegabile incompiutezza che aleggia su un lavoro nel complesso più che discreto dal punto di vista dello stile e dell’esecuzione, ma povero di quella spinta in più a cui la band di Berkeley ci aveva abituati.  

rancidUn album che ha una sua identità immediatamente riconoscibile, ma che rischia di scomparire all’ombra dei dischi degli anni ’90 con cui i Rancid si erano imposti come la più influente tra le band dell’ondata punk californiana insieme ad altri cavalli di razza quali Green Day, NoFx, Offspring e Operation Ivy. Va segnalata la violenza street punk di Ghost of a Chance, poi An Intimate Close Up of a Street Punk Trouble Maker e All American Neighborhood, più l’incedere quasi hard rock di Say Goodbye to Our Heroes e l’unico accenno ska presente in tutto il disco, la fascinosa Where I’m Going. Una sufficienza risicata, consigliato solo ai punk rockers più accaniti, che dalla canzone This Is Not The End (una delle migliori dell’album) possono raccogliere l’auspicio che per i Rancid il tempo di appendere le chitarre al chiodo non sia ancora arrivato.


Voto: 5,5/10
Riccardo Resta

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