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4 dicembre 2017 ,

Trees Speak

TREES SPEAK

2017 - Cinedelic Records, 2LP Ltd Ed. 250 copies, Clear vinyl
[Uscita: 8/12/2017]

Stati Uniti      #consigliatodadistorsioni

 

Trees Speak è una delle anomalie più stravaganti, stupefacenti e inattese che la musica del già detto e già fatto potesse mai presentarci in questo fine 2017. Sono una band assolutamente sconosciuta, ma dietro cui si cela il talento del visual artist Daniel Martin Diaz (Blind Divine e Crystal Radio) affiancato da cinque fantastici musicisti di comprovata capacità ed esperienza. Elenchiamo: Michael Glidewell (Black Sun Ensemble), Gabriel Sullivan (XIXA, Giant Sand), Connor Gallaher (Mirrors, Cobra Family Picnic), Damian Diaz (Human Error) e Julius Schlosburg (Jeron White Acoustic Trio). Questo è il loro folle esordio consegnatoci rigorosamente in un doppio vinile trasparente in una pregevole e limitata edizione affidata a un’etichetta come la Cinedelic che conosciamo bene per la cura maniacale e raffinata di tutto il suo catalogo. Definiscono la loro musica come ambiente sonoro mutante che trae ispirazione dal motorik di Can, Neu e Cluster ma ci mettono davanti ben diciassette brani strumentali talmente spiazzanti, potenti, incandescenti da lasciare attoniti. Sono inusuali anche negli strumenti utilizzati: la chitarra elettrica suonata con l’arco, il theremin e tutta una vasta gamma di pedali e audio editing per creare degli effetti e dei pattern che esaltano la dinamica propulsiva.

 

Il risultato che ne discende è una lussureggiante nebulosa sonora che pur ispirandosi ad intuizioni della tradizione krautrock riesce a strutturarsi in modo del tutto originale e identitario. In pezzi come Soul Machine si parte da alcuni riff minimali che montano e si evolvono con traiettorie che solo apparentemente presentano la caratteristica della regolarità. La grande differenza che si percepisce rispetto alle ritmiche cadenzate del motorick è un microcosmo di variazioni e sfumature a tratti eteree, evanescenti o vagamente esotiche che si espandono e fibrillano con un’andatura spastica e allucinata. treesspeak_cinedelic.jpg.opt746x746o00s746x746La scansione è quindi dettata da una frenesia emozionale, da una serie di decostruzioni che man mano sfrangiano la progressione sincopata rendendola del tutto instabile e lasciando intravedere il cuore pulsante, il battito vitale da cui scaturisce la vibrazione. Ecco che possiamo allora parlare di iridescenze, scintillanti giochi di luce consegnati alla densità, ad una materia che rapprende e che fluidifica. L’omonima Trees Speak parte con una trenodia alla Kraftwerk, ma l’andamento robotico e rigido è lacerato e trafitto da una serie di inserti puramente liquidi ed evanescenti, il tremolo della chitarra acustica che langue, i tocchi del theremin in dispersione proprio nei momenti in cui la marzialità sembra voler montare in crescendo.
Ancora una serie di distorsioni atonali che si intersecano liberamente con la ripetizione dei medesimi accordi chitarristici o il tribalismo percussivo feroce e primitivo da cerimoniale pagano disturbato da interferenze spaziali. Sono visioni estatiche alterate da esalazioni tossiche, stati di trance, grovigli ipnotici che ammaliano e che spalancano baratri abissali in cui l’inquietudine lambisce come folata glaciale improvvisa. Shadow Circuit (Part I e II) sono delle vere e proprie prove di emanazione, delle radiografie dello spettro sonoro che irradiano l’energia pura della nota che si infrange. Una psichedelia cosmica da rituale Hawkwind ma anche stralunata alla Tomorrow che si origina da un approccio estemporaneo e che indugia sull’esplorazione del colore nella fase di mixaggio. Risultato pazzesco e travolgente. 

 

Voto: 8/10
Romina Baldoni

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