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13 novembre 2014

Elephant Stone

THREE POISONS

2014 - Hidden Pony Records
[Uscita: 26/08/2014]

Canada-India

elephant-stone-three-poisons-coverAvevano esordito l’anno scorso con un album di buon pop psichedelico gli Elephant Stone, caratterizzato da atmosfere orientaleggianti e raffinate. Il cantante Rishi Dhir, di origine indiana, vanta infatti collaborazioni con diverse importanti band per le quali suona il sitar. E’ bastato poco più di un anno per stravolgere completamente quelle atmosfere, dimenticare il suono ispirato del sitar e rivolgere l’attenzione verso un genere di sonorità di cui si poteva tranquillamente fare a meno. Sembra incredibile come un disco d’esordio quale l’omonimo “Elephant Stone” possa avere un seguito come questo “Three Poisons”. O forse no. In effetti, a ben vedere il percorso in discesa, o meglio in caduta libera, verso suoni legati al pop di bassa qualità riguarda non poche contemporanee band che magari nascono in maniera casuale, con tanta produzione dietro, tanti suoni costruiti (non con gli strumenti), un’identità non ben precisata, e che sul lungo termine sono destinate, per forza di cose, a svelare la scarsità di idee di fondo. Descrivere il contenuto di questo secondo album degli Elephant Stone diventa perfino imbarazzante.

 

Il suono è pop di scarsa qualità, vecchio, datato, stantio, che sa di anni ’80 andati a male, volendo con questo intendere che non ci sarebbe nulla di deplorevole nel riproporre suoni anni ’80 (sebbene in ambito pop il decennio non abbia brillato per le proposte musicali), se stonefatti bene. L’operazione diventa davvero discutibile quando avviene nel 2014 e con risultati come quelli degli Elephant Stone. Three Poisons è essenzialmente un album suonato male, privo di qualsiasi ispirazione, di qualsiasi punto di interesse per non parlare di originalità. Non bastano un paio di brani appena un po’ meno peggiori degli altri, grazie anche al suono del sitar sempre in grado di evocare atmosfere suggestive, per dare un senso a questo lavoro. Sembra essere il classico disco buttato giù senza idee, solo per rispettare gli impegni presi con un’etichetta. Davvero una grossa delusione questa seconda prova della band canadese. Speriamo di poterci ricredere in futuro, se il gruppo tornerà a proporre qualcosa al livello del primo album che, difatti, avevamo recensito più che positivamente. Sempre che il gruppo abbia un futuro.

Voto: 4/10
Rossana Morriello
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