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4 maggio 2015

Baba Sissoko

THREE GEES

2015 - Blind Faith Records
[Uscita: 16/04/2015]

Mali  #consigliatodadistorsioni

 

baba sissokoChi segue la musica senza pregiudizi e senza fossilizzarsi in un unico genere ha ormai ben chiaro quanto il Mali africano sia una miniera musicale feconda e meravigliosa, e ogni giorno di più le opere degli artisti provenienti dal Paese subsahariano ci confermano l'eccezionale valore di quella tradizione musicale, fonte primigenia del blues e di gran parte della musica black, e alla quale ormai non possono non abbeverarsi musicisti provenienti da altre storie musicali. Non fa eccezione questo ultimo lavoro di Baba Sissoko, artista da sempre impegnato a sperimentare e dialogare con diverse tradizioni e generi, pluristrumentista, percussioni, ngoni, chitarra, balafon e altri strumenti tradizionali, oltre che cantante; ha collaborato con musicisti sia maliani che stranieri, fra i quali Oumou Sangare, Rokia Traore, Art Ensemble of Chicago, Dee Dee Bridgewater, Enzo Avitabile, Ibrahim Ferrer, Antonello Salis, Don Moye. Questo suo nuovo “Three Gees” nasce da un progetto ideato col produttore Luca Sapio al fine di creare un disco in cui la tradizione blues maliana incontri la musica black e la psichedelia. Vi partecipano, fra gli altri, al canto la madre e la figlia di Sissoko, a dimostrazione di come in Africa spessissimo la musica sia un'autentica e viva tradizione familiare, non a caso Baba Sissoko proviene da un'antica famiglia di griot.

 

La musica di Baba Sissoko possiede tutta la forza evocativa, l'energia, la magia di una terra aspra, di uomini e donne dalla tempra fiera e battagliera, una musica che respira il vento caldo del deserto e il sole abbacinante, ma anche le ombre lunghe delle notti tropicali. Suoni e ritmi rimandano a un passato ancestrale, ma che sa dialogare con il Baba THREE-GEES-FAMILYpresente, ogni canzone vive e vibra di questi diversi elementi. L'incipit di Aiulado è un blues caldo e malinconico che si esprime con la ripetitività ipnotica tipica della tradizione maliana e si accende nei fraseggi di tastiere vintage, il ritmo sincopato del balafon sorregge Kali Baba il cui canto tradizionale dialoga con fiati jazz. Con Doni Doni diventano protagoniste le voci femminili, proiettandoci in atmosfere magiche e avvolgenti, non dissimili da quelle di A Boli La introdotta dal rumore della risacca delle onde e dalle grida dei gabbiani, bizzarra commistione fra richiami ai mari del Nord e ritmi e bagliori afro. Il resto del disco prosegue sempre a livelli alti in un susseguirsi di contaminazioni e sperimentazioni: segnaliamo almeno le ancora una volta magnifiche fiammeggianti tastiere in un brano come Il Faut Pas Ecouter, dimostrazione della straordinaria duttilità della musica subsahariana nel saper inglobare fraseggi jazz, ritmi rock, volute psichedeliche, senza per questo snaturare la sua origine culturale e musicale.

 

Voto: 7.5/10
Ignazio Gulotta

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