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10 novembre 2017 ,

Torres

THREE FUTURES

2017 - 4AD Records
[Uscita: 29/09/2017]

Georgia-Stati Uniti

 

torres image1Mackenzie Scott, in arte Torres, 26 enne georgiana trapiantata a Brooklyn, con "Three Futures", suo quinto album, non pone limiti all'ambizione e scala verticalmente una cima pericolosa, con risultati deludenti. L'album è di difficile ascolto, cresce (un po') con gli ascolti ma non raggiunge mai il livello elevato che l'artista si era evidentemente posto come meta, naufragando in una ricca povertà. Un ossimoro è il suo tentativo di affrontare il tema della fisicità con un approccio cerebrale, quando non cervellotico. Fa gran sfoggio di cultura e di consapevolezza e la sua eccessiva "intellighenzia" finisce per diventare ingombrante. Pare animata da un'adleriana protesta virile che in gran parte annienta i suoi sforzi artistici, annegati in una miriade di stratificazioni sonore elettroniche di ogni genere, dal kraut rock al trip hop, che si capisce  accuratamente studiate e realizzate per produrre un suono che più aggiornato non si può, a tutto vantaggio dell'esibizione, molto ostentata, della sua omosessualità. Da entrambi i singoli tratti dall'album, Skim e Three Futures, sono stati tratte clip che descrivono quadri di intimità fra due donne tutt'altro che gioiosi, ambientati in un elegante ma anonimo e triste appartamento dove il divano la fa da padrone, come in una sitcom.

 

MI0004277309La sua mimica facciale è figée, inespressiva, inquietante, non tradisce nessuna emozione, né in Skim, dove le mani di una donna sconosciuta l'accarezzano e la stuzzicano mentre lei è impegnata a fare "luce su tutti gli angoli", né in Three Futures dove la vediamo condividere uno spazio fisico ma non mentale con la compagna, intenta in faccende domestiche svolte senza entusiasmo. Anche le scene con più esplicito contenuto sessuale non comunicano nessuna emozione, pare quasi di assistere a visite mediche più che ad atti d''amore. La parentela con infinite glaciali videorealizzazioni arty è innegabile ed è in perfetta sintonia con la freddezza delle canzoni e della voce. E' un album del quale non si può parlare male, per il rischio di apparire politically incorrect, ma nello stesso tempo del quale è difficile parlare bene. E dire che le songs non sono affatto disprezzabili, al contrario quasi tutte contengono idee melodiche non scontate. toIrrimediabilmente derivativa è l'impostazione vocale. In  Tongue Slap Your Brains Out, la traccia d'apertura, Torres ricorda una Nico meno grave e meno ferale ma sempre triste e disillusa. Il suo fantasma ricompare in molte tracce, in particolare nell'ultima, un'interminabile To Be Given a Body, dove 8 minuti e 4 secondi sembrano un'eternità, a sostenere concetti apparentemente positivi, quale la gioia di avere in dono un corpo, con un tono desolato e malinconico. Altrove ricorda l'imitatissima PJ Harvey ma anche Anna Calvi fa spesso capolino. Rob Ellis ha prodotto l'album, come aveva fatto col precedente "Sprinter", d'impostazione più indie e più godibile.

 

Voto: 4,5/10
Paolo Rolando Perino

Video

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