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13 Aprile 2015 ,

The Sonics THIS IS THE SONICS

2015 - Revox
[Uscita: 31/03/2015]

USA   #consigliatodadistorsioni

 

sonicsLogica e mercato vorrebbero che, di questi tempi, ci trovassimo a recensire l'edizione Super-Gold-Extrapatinata del clamoroso “Here Are The Sonics” che compie cinquant'anni, album che con il successivo “Boom” ha consegnato i Sonics alla storia della musica garage, ma niente di più sbagliato: i nostri, incuranti degli anni trascorsi, girano ancora il mondo e oggi, a 4 anni esatti dal ritorno in studio di "8" - seguito alla reunion - 44 anni dopo "Introducing The Sonics" (1967), escono con un disco tutto nuovo e la curiosità è tanta. Abbiamo avuto occasione di vederli live lo scorso luglio, tre i membri originari, Jerry Roslie (voce, tastiere, piano), Larry Paripa (chitarra) e Rob Lind (sax, voce), supportati dalla nuova ma collaudatissima sezione ritmica, Freddie Dennis (ex Kingsmen ) e Dusty Watson, e la band aveva fugato immediatamente ogni dubbio, quasi a confermare che oggi più che mai, il Rock'n' Roll è una musica per vecchi, almeno per quel che riguarda gli interpreti. Due ore filate di concerto senza pause, una potenza impensabile, una forza davvero trascinante unita ad una precisione ed un sound che da mezzo secolo ci impedisce di tenere le gambe ferme.

 

sonics1Aggiungiamo una serie di originali diventati classici suonati da qualche milione di band (Strychnine, Psycho, The Witch, Cinderella...) ed il gioco è fatto, e ancora, nulla di più sbagliato, proprio in occasione del live, i Sonics ci avevano sorpreso con un paio di brani nuovi (Bad Betty e I Got Your Number (and is 666)) scritti proprio per l'album che da quella sera attendiamo con impazienza. Eccolo, copertina nera con maxi logo e la chiara indicazione MONO, a testimoniare che nulla è cambiato, e parte il Ritorno Al Futuro. Non ci serve una Delorean, siamo nei '60 e come allora risuonano le urla appena più roche ma non meno potenti di Jerry: I Don't Need No Doctor, che apre l' album, è stata incisa la prima volta nel 1966 da Ray Charles (autori Ashford & Simpson), introduce in una mezz'ora abbondante di torrido rock'n'roll.  Ai Sonics non possiamo e non dobbiamo chiedere novità, fanno la loro cosa, e la fanno magnificamente, in crescendo: una indemoniata Be My Woman ci prepara alla nuova Bad Betty, che se fosse uscita nei ‘60 starebbe fra i classicissimi elencati sopra, ma non è finita.

 

 

sonics2Gran versione di You Can't Judge A Book By The Cover  in un crescendo parossistico con il bel sax di Rob in evidenza. Una manciata di canzoni così basterebbe già a salvare un disco di dinosauri come questo rischiava di essere, ma è il resto a convincerci che i Sonics vincono decisamente la sfida, oggi, con i più giovani epigoni, che si chiamino White Stripes o Black Keys. Ascoltate The Hard Way, dura davvero, garage primitivo, Jerry Lee Lewis meets Link Wray, la splendida  Sugaree, rock' n' roll come solo Chuck, la bella performance vocale, urla annesse, di Leaving Here, la cover di Look At Little Sister, il brano più lungo dell'album, 3 minuti e mezzo, più o meno quanto dura l'assolo nella versione di Stevie Ray Vaughan. sonics3Nemmeno un attimo di tregua, tornano i cari temi da B-Movie anni '60 con la nuova I Got Your Number (and is 666), un bel sax e, come del resto in tutto l'album, una gran chitarra che mira al sodo, le note giuste al posto giusto. Ancora una lezione di garage, la micidiale Livin' In Chaos, e gli ultimi due brani, Save The Planet e Spend The Night, non i migliori dell'album, ma qua non si butta via nulla, è solo questione di affinità. I re sono tornati e se capiteranno su qualche palco italiano, di soppiatto, la prossima estate, sarebbe un delitto farseli scappare.

 

Voto: 8/10
Giampiero Marcenaro

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