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4 settembre 2016

Khmer Rouges Survivors

THEY WILL KILL YOU, IF YOU CRY

2016 - Glitterbeat Records
[Uscita: 19/08/2016]

Cambogia  #consigliatodadistorsioni

 

a2423657688_10Ian Brennan è ormai uno dei produttori e agitatori culturali più importanti e influenti, forse i dischi da lui prodotti in questa intensa attività di ricerca non raggiungeranno le vette delle classifiche (ma quanto contano ormai?), ma certamente rappresentano fra le cose più nuove e interessanti apparse in questi ultimi anni. E non ci riferiamo soltanto a dischi come quelli dei Tinariwen o  Lucinda Williams, ma soprattutto a quel lavoro sul campo e di ricerca in ambito world che ha portato a dischi di grandissimo impatto come  Zomba Prison Project (a breve uscirà un secondo volume), o la straordinaria raccolta Hanoi Masters e ora questo disco a nome Khmer Rouges Surviviors, che raggruppa alcuni musicisti sopravvissuti alle tragiche vicende che travolsero la Cambogia negli anni Settanta, dapprima sotto i bombardamenti americani e poi sotto il feroce regime dei khmer rossi di Pol Pot. Secondo i calcoli non più del 10% degli artisti e degli intellettuali è sopravvissuto alla repressione, ora Ian Brennan insieme alla compagna, la fotografa italiana Marilena Delli che con foto e video ha documentato il tutto, sono andati alla ricerca dei sopravvissuti e hanno registrato le quattordici tracce che troviamo in questo “They Will Kill You, If You Cry”. Il titolo è tratto da una dichiarazione del musicista Arn Chorn Pond che ricorda la sua drammatica esperienza di bambino soldato che si salvò allietando con la musica i soldati.

 

khMa veniamo alla musica, il lavoro di Brennan mira a riscoprire la musica tradizionale cambogiana, a ridarle visibilità, prevalgono così gli strumenti tradizionali e un canto che privilegia i toni acuti e una linea melodica con pochissime variazioni. Un'impostazione diversa da quella della “Rough Guide To Psychedelic Cambodja”, disco di cui ci occupammo a suo tempo, che invece guardava alla musica cambogiana precedente i khmer rossi e influenzata dal rock occidentale. Un ascolto al primo approccio non facile, ma ricco e suggestivo una volta che siamo riusciti a entrare in un universo musicale così distante dai moduli prevalenti in Occidente. E allora ci si apriranno orizzonti affascinanti e misteriosi e avvincenti chiavi di lettura: i brani di Soum San, Kong Nai e Mon Hai ci offrono una sorta di blues da febbre tropicale, attraverso il 0007723896_10quale cantare gioie e dolori dell'esistenza quotidiana, basato fondamentalmente sul gioco del botta e risposta fra il cantante e lo strumento a corda solista. Mon Hai si esibisce anche al kanu, un corno cambogiano di cui pare sia rimasto l'ultimo suonatore, per accompagnare la cantante Rab Ban nel brano che apre la raccolta, una delle perle presenti. Altra voce femminile da apprezzare è quella ricca di pathos di Kent Ram che si esibisce sia a cappella che accompagnata da percussioni, mentre quella di Kong Nai ha la forza espressiva tremula derivante dall'età. Notevole il brano di  Thuch Sayanj il cui canto di grande profondità drammatica è accompagnato da minimali rumori percussivi, mentre esula dai toni drammatici del disco il brano della cantante Thorn Seyma dal ritmo allegro accompagnato dal bel flauto di Arn Chorn Pond.

Voto: 8/10
Ignazio Gulotta

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