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9 marzo 2017 ,

Julitha Ryan

THE WINTER JOURNEY

2017 - Atelier Sonique
[Uscita: 20/02/2017]

Australia     #consigliatodadistorsioni

 

Il secondo disco dell'australiana Julitha Ryan, dopo l'esordio avvenuto un lustro fa con “The Lucky Girl”, vede la luce sull'asse Australia-Italia. Infatti il disco è stato registrato a Milano e prodotto da Giovanni Calella (Adam Carpet) che vi suona anche chitarre, mandolino, beats e basso. Con lui ci sono altri musicisti nostrani, i due Guignol: Pier Adduce alla chitarra ed Enrico Berton alla batteria, poi Massimiliano Gallo al violino ed Henry Hugo alle chitarre, mandolino e steel guitar. Julitha Ryan oltre a cantare suona piano, synth, tastiere, clarinetto, violoncello. Un incontro fra due mondi lontani geograficamente nel quale la vena cameristica dell'australiana incontra i pattern elettronici e le sonorità più fisiche dei musicisti italiani. Se infatti Julitha Ryan ha nella voce e nel piano il suo punto di forza espressivo, l'apporto ritmico, elettrico ed elettronico degli italiani ne arricchisce lo spettro musicale ed espressivo. Il risultato è un disco che pur muovendosi nelle atmosfere pessimistiche dei testi della Ryan ha un respiro classico negli arrangiamenti  grazie all'utilizzo di un ampio spettro di strumenti e a sonorità che spaziano dal blues, al post  rock, al prog, al folk, dando colore e incisività alle dense canzoni dell'autrice. Molto del merito va anche alla voce della Ryan, una Joanna Newsom più misurata e meno gorgheggiante, che pur senza calcare troppo sul melodrammatico riesce a comunicare con un respiro emozionale intenso e coinvolgente.

 

«Nothing between me and death / There’s only the cold empty air» sono questi gelidi e penetranti versi della splendida, intensa e drammatica Bonfire, i primi che ascoltiamo di questo 'viaggio invernale', e non vi è dubbio che colpiscono e informano l'atmosfera complessiva di questo bel lavoro della musicista australiana. Ma, anche se le tematiche del disco tendono alla cupezza, non si pensi a un lavoro dalle tonalità lente e compenetrate nella tristezza, ché anzi gli arrangiamenti hanno un andamento lirico, classico, resi ariosi dall'uso degli archi e dei cori, a volte addirittura frenetici, con qualche guizzo soul, come in Like A Jail, che sviluppa il tema del sentirsi rinchiuso, senza prospettiva, una claustrofobia che è prima di tutto della psiche, così canta «I'm losing years like a jail», analogamente nella salmodiante Something' Gotta Give si ripete l'angosciosa domanda «Something bad is coming, something bad is happening soon / How can I escape this – this eternal gloom?». La notte, l'oscurità, il buio è un altro tema ricorrente, la luce è spesso solo una speranza che svanisce o un ricordo sbiadito, così abbiamo la magnifica, ipnotica ballata dark The Woman Walks Her Cat, che sembra rispondere a Dylan dopo più di cinquant'anni «the times they are a changing as the candle fades away», il presente ora non consente speranza, la luce si affievolisce sempre più, il tempo che cambia volge al brutto. Chiude il disco There Is No Turning Back una ballata intrisa di psichedelia e prog, un po' floydiana, dieci minuti ispiratissimi fra languori di chitarre e cori suadenti, un testo su quello che forse è l'emblema della tragedia del vivere, l'impossibilità di tornare indietro. "The Winter Journey" è un'opera che unisce due forze derivanti dalla qualità della musica e da quella dei testi per disegnare un ombroso affresco del tempo che stiamo vivendo.

 

Voto: 7,5/10
Ignazio Gulotta

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