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28 dicembre 2017

Django Bates’ Belovèd

THE STUDY OF TOUCH

2017
[Uscita: 03/11/2017]

Inghilterra-Svezia-Danimarca   #consigliatodadistorsioni     

 

Diango BatesIl pianista Django Bates mette in piedi nel 2005, quando era insegnante al Copenhagen’s Rhythmic Music Conservatory, lo splendido e solido trio Django Bates’ Belovèd, che vede lo svedese Frans Petter Eldh al contrabbasso ed il danese Peter Bruun alla batteria. Dopo il primo album in casa Ecm, nel 1986, con il progetto First House, ora Bates propone un colorato e teso album che ha come fonte di ispirazione Charlie Parker: non quindi un riproposizione dei brani del grande Bird ma, al contrario, undici tracce, di cui nove composte dal pianista inglese e solo un brano, Passport, di Parker. L'approccio alla tastiera dell'artista è spiazzante e ci riporta al passato, il timbro è corposo ed importante ed ha una decisa propensione alla percussività: brani come Peonies as Promised e Slippage Strett risentono dell'influsso di grandi pianisti come Ahmad Jamal, soprattutto nell'uso del registro basso e nelle continue armonizzazioni della mano sinistra.

 

Very British, Konzertreihe 2017, Verein für moderne Musik in Ulm / Neu-Ulm;Il modo di strutturare i temi e' decisamente “spigoloso” proprio come era in uso nel bebop, anche se la sensibilità ovviamente è contemporanea: ascoltate Passport di Parker e noterete come la batteria accompagni in maniera tutt'altro che bepop. L'altra caratteristica che distingue il trio è il continuo e forsennato interplay, le insistenti provocazioni e risposte che permettono al brano di costruirsi sul momento (come ricorda anche Bates) l'approccio quasi poliritmico di Eldh al contrabbasso (Giorgiantics).

 

Very British, Konzertreihe 2017, Verein für moderne Musik in UlAnche Peter Bruun alla batteria (insieme a F.P. Eldh nella foto a sinistra) non è da meno e la sua inventiva ritmica e proteiforme (Passport, Slippage Street), gioca prevalentemente con i  cambi di tempo ravvivando il brano parkeriano: anticipi, giochi divertenti sul ride della batteria ed improvvisi rallentamenti con accenni a tempi pop. Senza farsi influenzare dalle mode passeggere del piano trio, che guarda sempre più spesso alla musica pop come riferimento, Bates propone un progetto fresco, vivace e tecnicamente ineccepibile.   

 

Voto: 7/10
Nicola Barin

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