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18 maggio 2017 ,

Raoul Vignal

THE SILVER VEIL

2017 - Talitres
[Uscita: 6/04/2017]

Francia  #consigliatodadistorsioni

 

Nuovi Nick Drake nascono per ricordarci che la vita può essere dolente e malinconica anche da giovani, del resto già Paul Nizan aveva detto «Avevo vent'anni. Non permetterò a nessuno di dire che questa è l'età più bella della vita», suggellando così in questa frase tutta una lunga tradizione letteraria di giovani infelici e intristiti, il cui culmine è rappresentato dal suicidio romantico del giovane Werther e Jacopo Ortis. Anche se quando poi arriva l'età matura si passerà il tempo a rimpiangere il passato. Tutto questo per dire che con il ventisettenne Raoul Vignal ci muoviamo all'interno di una lunga tradizione di musica umbratile che privilegia gli intimi sentimenti di malinconia e di sconfitta, fra amori infelici («I surrender I accept you won’t be mine», Mine), tenui speranze in un domani migliore («Hazy days soon will end», Hazy Days), delicati sprazzi d'amore («Opening your arms so wide / Welcome me with a smile», Side By Side), riferimenti alle stagioni, alla natura, al sole, alla luna, al soffio del vento sono presenti quasi in ogni brano, punteggiano e sottolineano i vari stati d'animo e sentimenti evocati («I was feeling weak in need of light / Like a tree whose leaves are turning brown», Whispers). Bastano questi brevi accenni per far capire in che mood ci troviamo e la vena poetica espressa dal giovane cantautore lionese.

 

Musicalmente il nostro attinge al folk, la sua chitarra acustica è lo strumento principale, un abile e suggestivo fingerpicking, secondo la tradizione che parte da John Fahey al già citato Nicke Drake, accompagna gli ottimi testi. Gli arrangiamenti sono essenziali e lineari con l'intervento discreto di tenui percussioni, di un rado piano, strumenti affidati a Pierre-Hugues Hadacek, e del flauto traverso a dare un tocco di fiabesca magia, quest'ultimo suonato da Bernard Vignal. E poi c'è la voce di Raoul Vignal, una voce fragile, vulnerabile che fa della delicatezza e dei colori tenui e sfumati la sua forza espressiva. L'ideale per accompagnare versi che evocano sentimenti anch'essi incerti, indefiniti, la felicità si vena di impalpabile incertezza, il dolore non cede mai alla disperazione. Se certo non mancano nutrite schiere di cantori della malinconia, Raoul Vignal ha però tutti i numeri per distinguersi dagli altri, sia per capacità di scrittura che per la sensibilità e il gusto che trapela da ogni canzone. Un disco dalla bellezza tremula e sfuggente, a tratti commovente, che si fa amare come una piccola cosa preziosa, da collocare accanto agli Herman Düne, ai Sodastream o a Matt Elliott.

Voto: 7,5/10
Ignazio Gulotta

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