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26 dicembre 2014

AAVV

THE ROUGH GUIDE TO THE MUSIC OF PALESTINE

2014 - World Music Network
[Uscita: 15/09/2014]

Palestina  # Consigliato da Distorsioni 

 

guideCi sono molti modi per opprimere un popolo, uno dei più terribili è quello di negargli, oltre alla terra e alla libertà, la propria storia e identità. Di cultura e musica palestinese non si parla praticamente mai, malgrado questo sfortunato popolo abbia espresso ed esprima una ricca e interessantissima produzione. Ben venga allora questa meritoria compilation uscita per la bellissima serie Rough Guide to the Music of, curata con grande competenza e passione da Nili Belkind e Nadeem Karkabi, che ci permette di ascoltare alcune delle voci più rappresentative del mondo musicale palestinese attraverso le quindici tracce scelte. Gli artisti, pur nei diversi stili e provenienti sia dai territori occupati, che dalla diaspora in esilio e dalla comunità palestinese che vive in Israele, esprimono alcune tratti comuni sia dal punto di vista artistico nella capacità di reinterpretare secondo la loro magnifica tradizione musicale le influenze provenienti dall’Occidente, sia dal punto di vista culturale nell’orgogliosa affermazione delle radici e della storia della nazione palestinese. Si ascolti la bellissima e coinvolgente If I Could Go Back In Time che con toni drammatici unisce l’hip hop dei DAM al canto passionale, figlio della grande tradizione araba, di Amal Murkus, o il reggae in salsa mediorientale dei Toot Ard, o le sonorità cinematografiche della Momken Band che rileggono Henry Mancini in modo decisamente personale e affascinante, ma anche come Haya Zaatry & Ghanni 3an Ta3rif si dimostri matura songwriter. 

 

damhosam hayekNon mancano eccellenti rocker come Jowan Safari  con un blues rock acido che non dimentica la tradizione musicale del suo Paese o il metal dei Khalas che trasuda rabbia e grinta, o lo strepitoso  Michel Sajrawy, che si muove tra jazz e sonorità etniche che potremmo anche definire prog per la sua attitudine libera e sperimentale, ma che lui chiama Arab-bop. Altri artisti sono più legati alla tradizione: a quella della canzone ricca di pathos drammatico fanno riferimento Sanaa Moussa e la già citata  Amal Murkus presente anche con un suo brano da solista, o a quella della musica classica araba e all’uso dell’oud, Le Trio Joubran e soprattutto Hosam Hayek, autentico virtuoso che dal suo strumento trae incredibili sonorità di struggente malinconia. Significativamente l’album da cui è tratto il brano quimaxresdefault presente si intitola “Stranger In My Homeland”. Giunti alla fine di questa compilation non è affatto escluso che vi venga voglia di scavare nella rete per saperne e ascoltarne di più e sicuramente non rimarrete insoddisfatti, ma intanto potrete ascoltare le magiche atmosfere contenute nel bonus cd Ramzi-Aburedwan-who-featu-012che, come è ormai consuetudine dell’etichetta, è allegato alla raccolta. Questa volta si tratta di  un album “Reflection of Palestine” uscito nel 2012 il cui autore, Ramzi Aburedwan, prima di dedicarsi in Francia agli studi e alla carriera musicale ha vissuto in un campo profughi e ha partecipato giovanissimo alla prima intifada. La sua musica strumentale di chiara ascendenza folk, privilegia atmosfere malinconiche e vede in primo piano l’oud e l’accordion. 

Voto: 7.5/10
Ignazio Gulotta

foto 2 a sinistra: DAM - foto 3 a destra: Hosam Hayek - foto 5: Ramzi Aburedwan

 

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