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23 maggio 2013

David Grubbs

THE PLACE WHERE THE PALACE STOOD

2013 - Drag City
[Uscita: 15/04/2013]

THE PLACE WHERE THE PALACE STOODCome il suo ex sodale Jim O'Rourke, David Grubbs ha alternato, senza però sparire dall'orizzonte musicale a differenza di Jim, dischi di musica sperimentale, incisi insieme a musicisti d'avanguardia come Mats Gustafsson o Loren Mazzacane, e dischi di canzoni, a partire dal magnifico “The Thicket” del 1998. I risultati sono stati alterni, a volte buoni come il più rockeggiante  “Rickets & scurvy”(FatCat 2002), a volte meno. In questo nuovo lavoro dal titolo chilometrico le due anime si fondono. È un disco in gran parte italiano: con Grubbs suonano Stefano Pilia alla chitarra, Andrea Belfi alla batteria, Attila Faravelli all'elettronica, oltre a C. Spencer Yeh al violino. La title track iniziale, per esempio, è un lungo strumentale dove un violino impazzito dialoga con la chitarra del leader, suonata con il suo inconfondibile stile che appare come sospeso nel tempo, e una batteria presente e fantasiosa. Seguono quindi due ballate malinconiche, di quelle a cui Grubbs ci ha abituato da tempo, con una melodia quasi atonale, la riconoscibile voce un po' nasale, e ottimi duetti tra le  chitarre, arpeggiate oppure distorte. La differenza notevole tra questo disco e i precedenti di David sta nell'uso della batteria: in passato accompagnatore di fiducia era John McEntyre, col suo drumming semplice e geometrico; in questo disco Andrea Belfi ha uno stile molto più jazzistico e circolare, con grande uso dei tom, potremmo prendere Elvin Jones come pietra di paragone.

 

Un brano come lo strumentale First salutation, un lungo drone di chitarra distorta accompagnato dalla batteria, è una perfetta esemplificazione dell'interplay tra Grubbs e Belfi. Super-adequate, che alterna allegri momenti elettrici con stacchi acustici che danno l'impressione dell'atemporalità, ci fa tornare ai bei tempi dei Gastr del Sol, così come l'acustica Second salutation, un arpeggio che omaggia John Fahey, nume tutelare di David Grubbs e forse di tutta la scena di Louisville. The hesitation waltz tiene fede al titolo, chi non conosce la storia musicale di Grubbs potrebbe rimanere perplesso davanti a brani come questo che sembrano un po' stonati. In realtà David Grubbs è stato l'unico insieme ad un altro David, Sylvian, a far flirtare la musica pop con la contemporanea, inserendo armonie atonali in quelle che appaiono al primo ascolto canzoncine sbilenche. Notevole anche Abracadabrant, altro strumentale in cui la chitarra, alternando gli stili padroneggiati dal musicista dell'Illinois, pennella atmosfere desertiche. Insomma, David Grubbs è tornato su ottimi livelli e la cosa non può che farci piacere, adesso tocca a Jim O'Rourke tornare con un gran disco.   

Voto: 8/10
Alfredo Sgarlato
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