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8 febbraio 2013

L. Pierre

THE ISLAND COME TRUE

2013 - Melodic
[Uscita: 18 /01/2013]

L. Pierre THE ISLAND COME TRUE 2013 – Melodic Dietro il moniker di L. Pierre o Lucky Pierre si nasconde Aidan Moffat, uno dei due componenti dei mai troppo rimpianti Arab Strap e questo è il quarto titolo in 10 anni che esce sotto questo nome. Chi ha seguito la carriera solista del nostro saprà che con questo nome Moffat pubblica le sue opere più sperimentali e, forse, personali. Questo “The Island Come True”, il titolo non a caso rimanda a Peter Pan, si presenta come un folle e sconclusionato collage di suoni, musiche, rumori, voci, canti, per realizzarlo lo scozzese ha messo insieme i frammenti sonori più disparati, sampler, vecchi vinili, suoni elettronici scartati dai suoi lavori precedenti. Il risultato è un variegato e variopinto caleidoscopio musicale e sonoro nel quale non sempre è facile districarsi, ma nulla di astruso o arduo ascolto, semmai l’approccio è volutamente fanciullesco e naif, come un rovistare malinconico e nostalgico in un vecchio baule da tempo relegato in soffitta. Lo stesso Moffat ha dichiarato di aver voluto che il disco risultasse «più suggestivo e misterioso dei precedenti. Condurre l’ascoltatore in un minuscolo viaggio, ma dove il viaggio conduce dipende tutto da chi ascolta».

 

Gli 11 brani che compongono i poco più di 35 minuti del disco, sarebbe difficile definirli canzoni, sono composizioni dalla più diversa natura, così si va dai gabbiani, onde e campanacci che accompagnano i sintetizzatori nell’iniziale KAB 1340, il titolo fa riferimento alla stazione radio che si ascolta in “Fog” di John Carpenter, alle atmosfere cupe create dai toni bassi e gravi del piano in Harmonic Avenger, dalle percussioni di Drums alle grida fra pianto e risa dei bambini nella inquietante Sad Laugh, dalle vecchie registrazioni di tecniche di rilassamento in Tulpa ai borbottii senza senso e alle ninne nanne di Dumbum e alla straniante Doctor Alucard in cui miracolosamente convivono maracas, uno struggente violoncello e un soprano.

 

Si sarà forse capito che ci troviamo di fronte a un disco di non facile fruizione e, per certi versi, difficile anche da giudicare: quanto avremo voglia di rimetterlo sul piatto o sul lettore? Sembra quasi di essere di fronte a una serie di brevi colonne sonore per cortometraggi, eppure non mancano i momenti di fascino e soprattutto di tenerezza verso un musicista bizzarro e inquieto che con quest’opera manifesta un amore sincero e malinconico per un passato prossimo che sta per scomparire velocemente. Come ha dichiarato l’ex Arab Strap: «Tutto sembra così pulito, asettico e perfetto oggi, ma mi piace sentire qualcosa che suona consumato e suggerisce che la musica ha una storia. Bellissima e triste allo stesso tempo, come se avesse vissuto una vita ed è sopravvissuta per raccontarcela»

Voto: 6.5/10
Ignazio Gulotta

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