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23 maggio 2017 ,

The Residents

THE GHOST OF HOPE

2017 - Cherry Red Records
[Uscita: 24/03/2017]

Stati Uniti    

 

the-residents-the-ghost-of-hopeIl ritorno dei ‘bulbi oculari’ avviene su una base ancora una volta spiazzante e provocatrice, se non nei suoni, anzi sorprendentemente modulati su una matrice di pop avanguardistico, diremmo, per rispettare la veste sperimentale da sempre adottata dalla ‘ghost-band’ americana, anti-pop, per la precisione, certamente nell’argomento concettuale del nuovo “The Ghost Of Hope”, relativo alla narrazione di taluni tra i primi disastri ferroviari nella storia degli Stati Uniti d’America! Per chi fosse avvezzo alle sonorità dei Residents, sospese tra surrealismo bretoniano e teatro dell’assurdo beckettiano, quest’ultimo album suona d’acchito di più facile ascolto, rispetto, almeno, a capolavori quali  “Not Avalaible” e “God In Three Persons”,  benché i Nostri mantengano un livello artistico ineccepibile, infine. Ed ecco, quantunque sia salvaguardato un nucleo compositivo a loro peculiare, tutto un campionario di intarsi techno-pop, industrial, toni da spoken songs, deviazioni dissonanti da orchestrina meccanica ambulante, abbozzi di scenari teatrali di stampo brechtiano.

 

Brani quali The Horrors Of The Night e, più ancora, The Crash At Crush, raccontano alla maniera di cantastorie della post-modernità, con piglio distaccato e ilaro-tragico periodare surrealistico, di incidenti ferroviari, impatti tra treni in corsa, locomotive che esplodono, causando decine di vittime tra la selva avernale di binari contorti. Altrove,  come ad esempio in Shroud Of Flames, i ritmi sonori assurgono a tracce di pretta ascendenza industrial, prima che il cantato si tramuti in un asimmetrico monologo di tipo teatrale. Residents foto 1Matrice musicale che si conferma vieppiù in un brano come Train vs Elephant, ad esempio, dove la voce s’intenebra in abissi senza tempo fino a scomparire del tutto, lasciando il posto a una sorta di incubo metropolitano, un coacervo di suoni metallici e segmenti elettronici che s’incrociano per un istante, prima di deragliare sul binario morto dell’annichilamento totale, con l’inserimento, dopo rasoiate di chitarra e barriti di elefanti, del rumore di una locomotiva in rapido approssimarsi verso il disastro e lo schianto ineluttabili.

A chiudere l’album una filastrocca colore del sangue, Killed At A Crossing, la storia di un incidente a un passaggio a livello incustodito: i rumori di un treno in movimento si Residents foto 2alternano a quelli di un’automobile, accompagnati dal ritmo di un techno-pop affrescato di nero, percussioni elettroniche recate a un livello di iterativa ossessione, una sospensione tragica degli elementi quasi presaga dell’imminente disastro, con inserti di voci angeliche a far da contrappunto. Un album di non semplice decodificazione, sia in ordine ai temi sviluppati che alle sonorità dispiegate, come sempre, d’altronde, quando ci si riferisce ai Residents, ma dal dignitoso, seppur non eccellente, livello artistico.  

 

Voto: 6.5/10
Rocco Sapuppo

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