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25 luglio 2013 , ,

The Legendary Pink Dots

THE GETHSEMANE OPTION

2013 - Metropolis Records
[Uscita: 25/06/2013]

The Legendary Pink Dots – The Gethsemane Option Non un viaggio psichedelico ma uno sprofondo mistico. Legendary Pink Dots rientrano nel giro delle novità, con un disco frutto di oscura sensibilità medianica. Creature della trascendenza e dell’oltrenotte troveranno qui fertili licheni e tremule viviscenze di cui nutrirsi. Non c’è sempre  fulgore in “The Gethsemane Option”, nessuna attitudine a compiacere facili versanti sonici, niente orecchie semplici, motivi da cui trarre festoni per il quotidiano. Edward Ka-Spel è come evocato, ectoplasmico e virtuoso d’incantesimi, visioni sospese e liturgie occulte a cui volentieri ci asserviamo, dubitando tuttavia che il bene possa essere altrove. Come quando ci affidiamo ad una setta. Mani di sacerdotessa afferrano la nostra nuca fin dentro LA Star Is Born, brano d’apertura, incubo sonoro che sveglia  angosce latenti, stelle appena nate, santi magici di un mondo crudele, tastiere apocalittiche in un giro che di fatale ha chitarre lancinate e riverberate di sangue, Ka-Spel salmodia, voce ieratica, le braccia (immaginiamo) aperte ad invocare di fronte alla skyline notturna di una città condannata, ancora ignara. Chi è consapevole e ascolta, chiede perdono per quanto commesso, mentre suona un motivo tutto sommato post mortem.

 

Segue The Garden Of Ealing, non propriamente una liberazione rispetto al climax introduttivo, pur aprendo con campionamenti di platee disperse ma ancora plaudenti. La compressa e lenta ritmica elettronica sostiene l’ossatura di un brano panoramico in cui  Ka-Spel sfoga la propria vena lirica, un calabrone cangiante che trasvola paesaggi flagellati da ronzii e pioggia radioattiva. Dall’espressività di una chitarra voltaica, la meraviglia di un’atmosfera in apparenza aliena, The Legendary Pink Dots – The Gethsemane Option quasi non realizzassimo essere quella di casa nostra. Brutalmente affascinante. Poi Esher Everywhere marmorizza la nostra pelle d’oca, fissandola così com’è, ridicola e veritiera: la psichedelia di LPD è il vettore da cui non vorremmo mai scendere, reticolo percussivo e sirene di altre dimensioni, vocalità soave e prospettiva cosmica come verità che sfugge quasi fosse eccezione: chi si muove verso chi, se noi siamo già dappertutto? Pendulum riporta il nostro male interiore al centro del piatto, appena sotto la superficie della minestra, la psicosi che fissiamo e non osiamo sfiorare. I rintocchi, un battito profondo e dolente, il declamare una disperata riflessione, i Legendary Pink Dots che distendono una trama cinetica in divenire drammatico, sale d’intensità sintetizzata, di volume, di rifiniture sibilanti, ma il rintocco sordo è sempre quello e la superficie oleosa che si increspa è sempre lì.  Così Grey Scale, un fragile ordito elettronico in un crescendo di sfrigolii destrutturati, nervature in attrito e chitarre al limite di un Fripp ancora fetale. Ka-Spel è con la vocina di un ventriloquo impazzito posseduto dal proprio pupazzo, ma campionamenti dolceamari ricordano che siamo sempre l’eco di qualcos’altro.  

 

A Strech In Time è una maestosa ballata transiderale e poggia su di una struttura percussiva mantrica,  un po’ tra pulsazioni di quasar e raga radio-captati, meravigliose aperture corali, pianeti tastiera che ci rimbalzano di galassia in galassia, con un senso di umana solitudine, la propulsione che crediamo di controllare è in realtàThe Legendary Pink Dots – The Gethsemane Option un crescendo che ci getta nella spirale interiore. One More Dimension, pezzo conclusivo, amplifica, contraendo ancor più la coscienza dei Legendary Pink Dots: un basso carnale tabla espansioni di luce, a sua volta concentrato focale di miliardi di luci, cigolii terracquei ed esiti vocali ripetuti evocano un destino di  trascendenza del corpo materiale, lungo dimensioni d’estasi, di giardini impossibili, di abbandono, di riverberi orchestrali come fossero doni. In ultima analisi, per merito di una psichedelica che si autoalimenta tra spavento e stordimento estatico, i Legendary Pink Dots ci hanno regalato un disco irrinunciabile, di non facile ascolto, a cui pensiamo poter assegnare un voto più o meno pari ad infinito. 

Voto: 8/10
Marco Prina

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