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24 febbraio 2016

Black Sabbath

THE END EP

2016 - Vertigo Records
[Uscita: 23/01/2016]

Inghilterra  #consigliatodadistorsioni    

 

blacksabbaththeendcdLa canzone rimane la stessa, ma è pur sempre una gran bella canzone. I Black Sabbath non deviano di un millimetro dal sound pesantissimo e macabro che li ha resi maestri e inventori di quel doom imitatissimo che ha influenzato centinaia di band, alcune anche straordinarie, ma che mai hanno raggiunto i vertici dei Signori delle tenebre. E non potrebbe essere altrimenti in questo prodotto che di extented play ha solo la sigla avendo, di fatto, la corposità e la durata (54 min.) di un vero e proprio album, album che, come recita il titolo, sancisce la fine della gloriosa band che sarà celebrata da un tour d’addio che toccherà anche l’Italia il 13 Giugno 2016 a Verona. Ma di che si tratta? Un’estensione del precedente album intitolato, “13” come l’anno in cui è stato pubblicato nonostante fosse il diciannovesimo disco della band di Birmingham.

Sono infatti quattro su otto i brani inediti presenti in questo nuovo album che pur essendo registrati nelle stesse sessions non avevano trovato posto in quello precedente. E chi, all’epoca, aveva apprezzato 13, non farà fatica a godere di questo ulteriore completamento.

 

Dei Sabbath, così come li conosciamo, in quei quattro brani, c’è veramente l’essenza primordiale e mai venuta meno che si manifesta in un’orgia di piacevolissimo autocitazionismo, che viaggia dal risaputo effetto pioggia battente e campane mortuarie, ai testi gotici e sepolcrali, dalla voce strascicata di Ozzy Osbourne, al basso instancabile e tonitruante di Geezer Butler, dai lenti riff di Tony Iommi che si velocizzano a metà canzone, alla ritmica Sabbath foto 2pesante della batteria. E se in cabina di regia ritroviamo quella vecchia volpe di Rick Rubin che non sbaglia un colpo, proprio dietro ai tamburi c’è un certo Brad Wilk che dopo aver fatto faville con The rage against the machine e (un po’ meno) con gli Audioslave infonde nuovo vigore e nuova linfa con il suo drumming alle composizioni del trio originario, che realizza un poker di oscure songs che mai sfigureranno nel medagliere sonoro della band.

 

 

La seconda parte del CD è invece la riproposta live di alcuni dei brani più rappresentativi dell’album 13 nel tour seguito alla sua pubblicazione con Tommy Clufetus alla batteria e Adam Wakerman alle tastiere che, come tipico dei Sabs, si limitano a fare muro di suono senza interventi solistici. Dopo soli tre anni God is dead? è ormai diventata un classico al pari dei brani più storici della band; qui è eseguita live a Sidney. in Australia, ed è purtroppo penalizzata da qualche vistosa stonatura di Ozzy e da una registrazione di non altissimo livello, cosa che non black Sabbath fotosuccede con le telluriche e reboanti End of the beginning (anch’essa è ormai un classico) e Age of reason,  registrate in Canada nel 2014. 

C’è anche spazio per lo stupefacente ripescaggio di Under the sun, brano senza tempo dal capolavoro del 1972 “Vol.4” prima di terminare un album che consacra una volta di più Tony Iommi e compagni come padroni indiscussi e unici manipolatori della materia doom, e come inventori di un sound che ancora una volta è riproposto, tranne dove si è detto, in maniera unica e esemplare.

Voto: 8/10
Maurizio Pupi Bracali

Video

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