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16 ottobre 2012 , ,

Dan Stuart

THE DELIVERANCE OF MARLOWE BILLINGS

2012 - Cadiz Records / Audioglobe
[Uscita: 3 /09/2012]

Dan Stuart THE DELIVERANCE OF MARLOWE BILLINGS# Consigliatissimo da DISTORSIONI

 

Chi non muore si rivede, recita un vecchio adagio, e nel caso di Stuart a quanto pare ci siamo andati vicini a non rivederlo, o meglio, a non risentirlo. A dire il vero non proprio un fulmine a ciel sereno, considerato che già nel 2010 aveva dato segni di vita con un disco degli Slummers e l’anno scorso aveva visto la luce un ep, ma questo ultimo disco appare opera di ben altro spessore e sembra aver rivitalizzato il nostro e fatto uscire dalla crisi depressiva che l’ha colto nel nuovo millennio. Pare infatti che l’ex leader dei Green On Red abbia avuto negli ultimi dieci anni manie suicide scatenate da un divorzio non proprio tranquillo, ma dopo esser fuggito da un ospedale psichiatrico di New York, abbia infine ritrovato gioia di vivere e, a giudicare da questo “The Deliverance Of Marlowe Billings”, anche vena creativa, durante un lungo soggiorno nel Sud del Messico. E adesso ha eletto quella terra di narcos, povertà, amore e morte, tequila e peperoncini, a sua residenza nella città di Oaxaca. Insomma genio e sregolatezza come è nel clichè di molti dei nostri eroi rockettari, biografie fatte di fallimenti e resurrezioni, di tempesta e passione a rinverdire il mito dei poeti maledetti del romanticismo.

 

 

“The Deliverance Of Marlowe Billings”, una sorta di concept album dal sapore autobiografico ci racconta la storia di questo perdersi e ritrovarsi, del resto Marlowe Billings è il nome dietro il quale Stuart si è occultato durante il suo soggiorno messicano. Ad accompagnare Stuart i romagnoli Sacri Cuori, lo accompagneranno anche nel tour dell’album, e Antonio Gramentieri produce insieme all’ex Green On Red Jack Waterson, l’album è stato registrato fra Los Angeles e il nostro Paese. L’iniziale Can’t Be Found con un arrangiamento delicato che parte con un timido arpeggio chitarristico per poi accogliere gli altri strumenti è una malinconica ballata dai toni crepuscolari; più spensierata la breve Love So Rare, Dylan volteggia sopra la lunga, intensa Gonna Change; è a partire da Clean White Sheet che la voce di Stuart si fa più roca, ruvida, l’alcool ha lasciato le sue ispide tracce nelle corde vocali e l’atmosfera si incupisce.

 

 

Love Will Kill You sembra cantata da un Howe Gelb più fragile e indifeso, la chitarra appena arpeggiata, la batteria dà un ritmo cadenzato e monotono come il battere di un cuore addolorato e la chitarra nel finale geme come un gatto in lontananza; ballatona da loser è What Are You Laughing About? fra Springsteen e Chris Whitley; la lunga notte messicana calda, umida e indolente si respira in Gringo Go Home; due canzoni intimiste e sofferte What Can I Say? e la commovente Searching Through The Pieces ci portano verso la conclusione con l’animo spezzato, ma è la breve strumentale Cetina’s Lament a darci il commiato e l’occasione per sottolineare l’ottimo lavoro dei Sacri Cuori, bravissimi nell’accompagnare con la loro musica il ritorno in piena forma dell’ex Green On Red.

Ignazio Gulotta

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