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31 maggio 2016 , ,

James Blake

THE COLOUR IN ANYTHING

2016
[Uscita: 06/05/2016]

Inghilterra   #consigliatodadistorsioni  

 

jamesblakeLa musica di James Blake si è sempre retta su equilibri impossibili, come a voler dimostrare di poter superare la forza di gravità insita nelle regole aritmetiche della metrica e dell'armonia. Questa era l'impressione nata dall'ascolto dell'album omonimo risalente al 2011 da cui emergeva una scrittura superiore alla media per il modo con cui l'elettronica veniva piegata alle ragioni del cuore, attraverso brani dalla natura inquieta, introflessa e del tutto permeabili alle emozioni. Dopo il maggiormente accessibile “Overground” che aveva catalizzato le attenzioni di Brian Eno, presente nel brano Digital Lion, James Blake dà alle stampe il terzo lavoro, proseguendo nel suo percorso di codificazione di un nuovo linguaggio che passa dal gospel, dal soul, dal R&B e dal dubstep a cui il nostro aggiunge una sensibilità ed un gusto personale per la creazione dei suoni, riuscendo ad essere credibile e coerente con se stesso anche quando canta con Beyoncé.

Perché attorno alla voce di James Blake pullula un universo sonoro che vive di infinite sfumature, di continui capovolgimenti ritmici e di pattern, generando una magnifica girandola di instabilità che sottrae ogni certezza e prevedibilità. “The Colour In Anything”, che inizialmente avrebbe dovuto intitolarsi “Radio Silence”, si colloca nel solco dell'album precedente essendone nello stesso tempo diverso per la maggiore ambizione di unire il pop ad un formato canzone più evoluto che sembra catturare frequenze invisibili. Il disco arriva all'improvviso, dopo che lo stesso Blake ai microfoni della BBC Radio 1 ne ha annunciato l'uscita una manciata di ore prima la diffusione ufficiale. 

 

blakeA differenza dei due album precedenti in cui il nostro ha curato da solo la produzione, ora alla consolle troviamo Frank Ocean e Rick Rubin, uno che ha prodotto tanto gli Slayer quanto Johnny Cash. La resa finale è come sempre ineccepibile e cristallina, con uno spettro sonoro ricco di stratificazioni e bassi che si insinuano nelle anse di groove obliqui. Con l'iniziale Radio Silence, sentendo il cantato di quella voce così riconoscibile e scura, è come se il discorso venisse ripreso lì dove si era interrotto. Troviamo i claps trip hop di stampo bristoliano di Points, così come lo struggente intimismo di Love Me Whaterver Way, di f.o.r.e.v.e.r. e della stessa The Colour In Anything, che arriva a toccare gli abissi insondabili di Antony Hegarty, oppure la scheletrica Timeless dove la voce gioca a rincorrere se stessa.

Dopo la sommessa magniloquenza di Waves Know Shores, arriva I Need A Forest Fire cantata da Justin Vernon, il cui falsetto si interseca in modo del tutto naturale con il downloadtracciato armonico del brano. In Modern Soul si celebra il perfetto congiungimento tra melodia e beats alla Portishead, mentre nella finale Meet You In The Maze il vocoder ci riporta alla mente il folk 2.0 di Lindisfarne II presente nell'album di esordio e tanto vicino alle corde di Bon Iver. Forse l'unico difetto di  The Colour In Anything è imputabile ad una durata un tantino sovradimensionata, ma va bene così; ad un album di tale ispirazione va donato il nostro tempo, quello necessario per assimilarlo e capire che, anche questa volta, James Blake ha fatto centro.

 

Voto: 8/10
Giuseppe Rapisarda

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