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12 luglio 2016 ,

Triple Sun

THE CITY LIES IN RUINS

2016 - Consouling Sounds
[Uscita: 13/05/2016]

Italia-Francia  #consigliatodadistorsioni    

 

 

tripleI tre musicisti che hanno dato il nome al progetto Triple Sun sono Massimo Pupillo, membro e fondatore degli Zu (basso, chitarre e voce), David Chalmin (chitarra elettrica, elettronica e voce) e Raphael Séguinier (batteria, voce e santur, uno strumento a corde iraniano che si percuote con due bacchette) e nasce dopo la loro collaborazione per tre concerti con il duo minimalista formato dalle pianiste Katia e Marielle Lebeque. Tre musicisti con esperienze e storie musicali diverse, rock, jazz, classica,  minimalismo, sperimentazione, che hanno in comune carriere che li hanno portati a collaborare con musicisti dalle più diverse estrazioni musicali. Esperienze e influenze che si ritrovano nelle sette composizioni che danno vita a questo “The City Lies In Ruins” pubblicato dalla label belga Consouling Sounds.

Post rock, ambient, noise, psichedelia, dark, sperimentalismo, drone, minimalismo si riscontrano nella miscela sonora preparata dal trio e che di volta in volta passa da rarefatti paesaggi alla Low (There Are Weapon) ad una psichedelia con echi floydiani (Building An Ark), dai toni meditativi di una musica che induce alla contemplazione (la title track) alla frenesia noise alla Sonic Youth (The Gift), il tutto squarciato da improvvise cascate sundi distorsioni e noise, come avviene nell'iniziale A Hole in the Sky, con i riff potenti e incalzanti di Moses, e non solo.

 

Una musica inquieta, alienata, ipnotica che percorre paesaggi desolati su cui si stendono ombre lunghe e tormentate, scenari da fine del mondo, di una fantascienza distopica che proietta tenebre nere sul destino di un'umanità malata, e allora il triplo sole testimonierebbe la fine anche delle nostre certezze sul mondo fisico che abbiamo conosciuto. Un sound solo apparentemente contemplativo, ma i suoi triple sundrone, gli effetti sonori, il taglio post rock delle chitarre, il martellare della sezione ritmica, il canto monocorde che sembra provenire dai recessi profondi dell'anima sembrano proiettarci verso un ignoto non proprio rassicurante. E certo non tranquillizza la voce di William Burroughs che in The Spell recita con la sua voce profonda, ben scandita e alquanto luciferina «...The way out is the way in» per poi chiederci «...come ci si sente ad essere uno degli ultimi esseri umani?». 

 

Voto: 7.5/10
Ignazio Gulotta

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