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26 luglio 2012 , ,

Neneh Cherry & The Thing

THE CHERRY THING

2012 - Smalltown Supersound
[Uscita: 18/06/2012]

Neneh Cherry & The Thing “THE CHERRY THING”  # Vivamente consigliato da DISTORSIONI

 

Ho sempre nutrito una certa stima per la signora Neneh Marianna Karlsson, cresciuta in una comune in Svezia come figlia dal favoloso, imprevedibile free jazzman Don Cherry. Non tanto per i suoi (pochi) dischi solisti, anche se “Raw Like Sushi” non era poi male, quanto per la sua militanza negli epigoni del punk-funk, i beneamati Rip, Rig & Panic. E, magari, anche per aver saputo eclissarsi dopo averci ammorbato con l'odioso duetto con Youssou N'Dour, la sdolcinata 7 Seconds, grazie al successo mondiale della quale si dev'essere garantita una vita agiata. In effetti, da allora non ha più pubblicato dischi, limitandosi a collaborazioni varie, anche con artisti di qualità, ma ha trovato il tempo di crescere qualche marmocchio, seguendo le orme di papà Don, facendo base nella vecchia scuola trasformata in casa nella cittadina svedese di Hassleholm.

 

Ed eccocela qua, non più filiforme, ma prosperosa quarantottenne già nonna, che ricompare in compagnia del temibile trio scandinavo The Thing, un originale “basso, batteria e sassofoni” specializzato in reinterpretazioni di pietre miliari del free-jazz, con particolare riguardo per le opere di Don Cherry, a presentarci questo disco con dentro sei composizioni di altri artisti (scelte assolutamente anticonvenzionali, tra l'altro) e solo due “original”. Faccio che dirlo subito: questo lavoro concorrerà sicuramente per la palma (assolutamente platonica, ovviamente...) di mio personale disco dell'anno. Perchè è tosto, pesante, difficile, dissonante, ma ti entra in testa sin dal primo ascolto e non ti molla più, col sax baritono di Mats Gustafsson, potente e rumoroso, con i tempi spezzettati della batteria precisa di Paal Nilssen-Love e con il basso muscolare di Ingebrigt Haker Flaten. E con la suadente, arrapante voce di Neneh, che non ha perso nulla della sua qualità, che era tanta, anzi forse ha guadagnato in profondità, come il suo corpo ha guadagnato in rotondità.

 

I brani, in breve: Cashback, opera di Mrs. Cherry, forse il mio preferito, una specie di marching band con la cantilena di Neneh e il sax impazzito. Dream, Baby, Dream, irriconoscibile cover dei Suicide dall'andamento ipnotico in crescendo. Too Tough To Die, di Martina Topley-Bird (Bristol, Tricky, ricordate?), blues meets free-jazz, fantastica. Sudden Moment, altro original, con l'unisono iniziale bluesy tra la voce e il sax, che poi scatena tutta la potenza free del trio. Accordion, insospettabile pezzo hip-hop di MF Doom, riveduto e corretto in salsa jazzcore. Golden Heart, omaggio a papà Don Cherry, un incredibile giro armonico circolare inarrestabile che fà da soffice sostegno alla voce filtrata di una deferente Neneh. Dirt, degli Stooges (!) grandiosa contaminazione tra il protopunk e il jazz, addirittura emozionante, da ascoltare a volume spaccaorecchie. What Reason Could I Give, di sua maestà Ornette Coleman, notturna e morbida, senza farsi mancare qualche zampata del sax di Gustafsson. L'ho fatta lunga, scusate, ma di 'sto disco sono davvero entusiasta. 

Luca Sanna

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