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30 marzo 2013 , ,

Josh Ritter

THE BEAST IN ITS TRACKS

2013 - Yep Roc/Audioglobe
[Uscita: 5/03/2013]

JOSH RITTER THE BEAST IN ITS TRACKS Ricordo la prima volta che lo vidi su un palco, di supporto a un concerto milanese di Damien Rice una decina di anni fa. Mi piacque subito, ma allo stesso tempo mi parve evidente una verità credo incontrovertibile: Josh Ritter non è quel che si dice un genio o un fuoriclasse musicale. Ma questa tutto sommato non è una colpa, anche perché lui stesso non si è mai ritenuto tale. La modestia e l’understatement con cui si presenta fin dagli esordi sono a ben vedere due delle sue armi migliori. Non è uno che viene a urlarti nelle orecchie il fatto di essere un artista, né pretende di darti lezioni di vita o di trarre morali universali dal particulare dei fatti suoi. Neanche quando i fatti suoi sono il fulcro della faccenda, come in questo nuovo disco (il settimo per il cantautore dell’Idaho): scritto dopo il divorzio dalla moglie e collega musicista Dawn Landes, è il più classico dei break-up album. I testi parlano di sofferenza e delusione (Nightmares, Evil Eye), ma anche di ritrovata fiducia e – buon per lui - di nuovi amori (Hopeful, A Certain Light). Fin troppo facile andare col pensiero al moloch di questo sotto-genere tematico, vale a dire Blood On The Tracks. Dylaniano Ritter lo è fin nel midollo e non ha mai fatto nulla per nasconderlo: chiaro, qui non si raggiungono quei vertici lirici, ma avvolte come sono nella loro delicata pasta elettro-acustica queste canzoni semplici e sincere toccano il cuore quasi allo stesso modo di una You’re A Big Girl Now o una If You See Her, Say Hello. La strumentazione è ridotta all’essenziale, senza rinunciare tuttavia a una certa raffinatezza formale negli arrangiamenti, come nella citata Hopeful o bellissima Joy To You Baby, uno degli apici dell’album. Il resto lo fa la voce carezzevole di Ritter, quella di un vecchio amico che si confida con te tra una sigaretta e un bicchiere di vino. E magari un disco di Zimmie in sottofondo. No, non è un genio, Josh. Ma avercene, di onesti cantastorie e di musicisti di buon gusto come lui.

Voto: 7/10
Carlo Bordone

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