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8 giugno 2017 ,

Ulver

THE ASSASSINATION OF JULIUS CAESAR

2017 - House Of Mythology
[Uscita: 7/04/2017]

Norvegia

 

Abbandonati definitivamente i territori del black metal ("Bergtatt", 1995, "Kveldssanger", 1996 e "Nattens Madrigal", 1997), oltrepassate le regioni dell’elettronica dark e delle sperimentazioni ambient ("Perdition City", 2000 e "Shadows Of The Sun", 2007), gli Ulver hanno continuato durante tutti gli anni duemila a ricercare soluzioni sempre nuove. Inizialmente mescolando le atmosfere gotiche con un pop elettronico (“Wars Of The Roses”, 2011), quindi attraversando i territori dell’elettronica dark-noise (“Messe I.X-VI.X”, 2013) e del drone-ambient (“Terrestrials”, 2014), infine lavorando su un minimalismo d’avanguardia particolarmente criptico (“ATGCLVLSSCAP”, 2016). Il filo conduttore di tutti questi lavori è sempre stato l’oscurità nelle sue forme molteplici. Quest’ultimo “The Assassination Of Julius Caesar” non fa eccezione. Il tema dell’album è la sequenza di eventi drammatici che hanno attraversato ciclicamente la Storia, dalla caduta dell’impero romano, alla morte tragica della principessa Diana, dall’attentato al papa Giovanni Paolo II, alla morte del controverso Anton LaVey. «Tragedies repeat themselves in a perfect circle» ci ricorda Kristoffer Rygg, leader e anima della band. Anche il suono dell’album si allontana dalle sperimentazioni degli ultimi anni per avvicinarsi ad un pop elettronico che ricorda la new wave degli anni ’90. Il formato dei brani diviene più tradizionale, non lontano dalla forma canzone che aveva già caratterizzato nel 2011 un album come “Wars Of The Roses”. “The Assassination Of Julius Caesar” prende avvio con la seducente Nemoralia, dedicata alla principessa Diana impersonificata con l’omonima dea romana, in un brano che traccia da subito le coordinate pop dell’intero lavoro.

 

Il recupero della new-wave dei Depeche Mode e delle melodie disco-dance anni ’80 caratterizza il successivo brano Rolling Stone che, con un ardito salto all’indietro nel tempo, rievoca l’episodio della pietra rotolata dal sepolcro di Gesù nel 33 D.C.. Il pezzo si conclude con uno splendido finale di psichedelia noise, non distante dalle suggestioni che avevano caratterizzato "Perdition City".  L’idea che sta dietro "The Assassination Of Julius Caesar"  è completamente descritta nel brano So Falls the World che celebra la caduta dell’impero romano e che eleva quell’evento ad archetipo di ogni esistenza storica. Nel momento in cui cadrà la statua monumentale del colosso di Nerone, sarà la fine di Roma e del mondo intero, affermava Beda il Venerabile («As the Colossus stands | So shall Rome | When the Colossus falls | Rome shall fall | When Rome falls | So falls the world»). Un mondo oscuro e decadente è nascosto dietre le apparenze del reale, come evocato in Southern Gothic, mentre Angelus Novus racchiude l’angoscia e l’inquietudine per le immani tragedie del ‘900, rappresentate idealmente nell’omonimo quadro di Paul Klee, che ha ispirato Walter Benjamin nelle sue tesi di ulverfotofilosofia della storia.  Ritmi new wave che ricordano i Japan compaiono in Transverberation, in cui la transverberazione si mostra come trafittura del cuore da parte di una freccia scagliata da un angelo e diviene significato profetico della ferita da arma da fuoco che Giovanni Paolo II subì nell’attentato del 1981. Le conclusive 1969 e Coming Home chiudono l’album citando ulteriori episodi di una sequenza escatologica di eventi che hanno segnato la Storia. Un fil rouge dai significati profetici che sembra legare l’eredità di Cesare e dell’impero di Roma alla fede cristiana e alla gloria di Dio. Un filo rosso che lega insieme la gloria e la decadenza. Sebbene non al livello di altri capolavori, questo "The Assassination Of Julius Caesar" si pone come ulteriore tassello di una produzione decisamente notevole.

Voto: 7/10
Felice Marotta

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