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30 luglio 2013

Joan of Arc

TESTIMONIUM SONGS

2013 - Polyvinyl
[Uscita: 30/07/2013]

Joan of Arc “TESTIMONIUM SONGSIl nuovo lavoro della prolifica band di Tim Kinsella “Testimonium songs”, nasce come colonna sonora, da eseguire sul palco, di una performance teatrale del gruppo di avanguardia Every House has a Door. Alla base della performance c'è un testo intitolato “Testimony”, in cui il poeta Charles Reznikoff ha trascritto in versi decine di testimonianze raccolte in tribunale, narrate sia da vittime che da testimoni di delitti e morti sul lavoro. La performance comprende teatro, danza e canzoni, nelle quali la band non si è limitata a trasporre i versi di Reznikoff, ma le ha riscritte secondo la propria sensibilità, mantenendone le emozioni ed evidenziandone alcuni caratteri specifici, elementi surreali, quotidiani, eversivi. Accanto al nucleo base dei Joan of Arc (Tim Kinsella, Bobby Burg e  Theo Katsaounis) hanno suonato alcuni dei più importanti musicisti della scena di Chicago, tra cui David Grubbs, il violoncellista Fred Lomberg-Holm e il violinista Michale Zerang, a cui aggiungiamo il rinomato artista grafico Jason Lazurus autore della copertina. Questo disco ci dà due conferme: che i Joan of Arc sono una versione più accessibile dei Gastr del Sol e che, malgrado la produzione numerosa, il loro standard qualitativo, pur senza mai assurgere al capolavoro, si mantiene sempre buono.  

 

L'iniziale Amelia è una ballata acustica e indolente (“slacker” direbbe un fanzinaro di Portland), in cui la voce di Kinsella si distende languida su un intreccio di chitarre acustiche sincopate. Con la seguente I’d expect babies should fly, if not at least float away il ritmo si fa più presente, le chitarre elettriche duellano e la batteria accompagna potente. Con l'esclusione di Stephen's song, e della conclusiva Jury duty, due brani per sole voci, il primo brevissimo e tutto sommato inutile, il disco procede sulla falsariga del secondo pezzo in scaletta. Canzoni lunghe, molto costruite, con complessi intarsi di chitarre-che sia presente David Grubbs in persona non stupisce- giri di basso jazzistici avvinghiati a batterie molto new wave, con grande uso di tom e timpani. Alcuni passaggi di The bird's nest wrapped esalteranno i fans degli ultimi King Crimson. Stacchi, pause e accelerazioni riprendono la lezione dei gruppi di Louisville. Il tutto senza eliminare passaggi cantati molto melodici. Musica molto ricercata ma non di difficile ascolto per il rockettaro accanito. Un disco che non regala il brivido della novità a tutti i costi ma che ci sentiamo di consigliare senza timore a tutti gli amanti del rock indipendente americano.   

Voto: 7/10
Alfredo Sgarlato

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