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2 marzo 2015 , ,

Africa Express

TERRY RILEY’S “IN C MALI”

2015 - Transgressive Records
[Uscita: 26/01/2015]

Africa-Inghilterra    #consigliatodadistorsioni     

 

terry riley coverLa storia della musica minimalista inizia con questa composizione aleatoria di Terry Riley. Scritta nel 1964, “In C”, non solo scombussolò gli ambienti accademici newyorkesi che per primi si andavano aprendo alle avanguardie del ventesimo secolo, ma - in ragione della sua stessa morfologia strutturale - rimase sempre una storia musicale precorritrice e ‘aperta’ ad adattarsi di volta in volta alle esplorazioni più eclettiche e bizzarre che il susseguirsi delle varie epoche suggeriva. Si tratta di 53 moduli di durata variabile che possono essere ripetuti a piacere e suonati da un numero di componenti di volta in volta differente. Non solo, Riley invita gli esecutori a dare inizio a ciascuna fase dilatando gli attacchi in una specie di ripetizione riverberata dello stesso pezzo, proprio per dare un’amplificazione di propagazione spazio-tempo. L’impulso viene dato dalla nota di Do che si ripete in scansioni temporali di un’ottava e che può essere affidato sia al pianoforte che a strumenti percussivi. Il Do è appunto il C corrispondente dall’inglese, da cui l’opera prende nome. In occasione dei suoi freschissimi cinquant'anni, In C viene eseguita da un combo di 12 musicisti dell'Africa occidentale, andando a caricarsi di tutta la mistica originaria della musica modale da cui trae ispirazione.

 

A dare man forte una serie di ospiti davvero autorevoli del calibro di Damon Albarn, Brian Eno e Nick Zinner (Yeah Yeah Yeahs). Le percussioni giocano un ruolo fondamentale nella creazione di atmosfere fortemente ipnotiche, insieme alla tipica kora, una specie di arpa-lito dal suono davvero suggestivo capace di esaltare l'idea stessa di riverbero. Evoluzioni poliritmiche, sovrapposizioni e una prevalente sensazione di sfaldamento e terry_rileyimprevedibilità che pur trae origine da una struttura semplice e fortemente ripetitiva. Questa la magia di In C. Questo il vero segreto che rende ogni interpretazione assolutamente diversa da tutte le altre. Il progetto Africa Express di Damon Albarn, che negli anni ha sempre favorito l'incontro di sensibilità e culture multietniche, ci offre una rilettura intensa ed effervescente. Spiccano le voci di Bijou and Olugbenga, il flauto estatico di Cheick Diallo, Alou Coulibaly e Andi Toma (Mouse on Mars) alle percussioni, Modibo Diawara e Defily Sako alla kora. Ancora Guindo Sala che suona l'imzad, un liuto di origine tuareg, Kalifa Koné e Mémé Koné al balafon, uno xilofono primitivo costruito con legno e pelli, Adama Koita al kamel n’goni e André de Ridder ad altra serie alterna di strumenti. Gli intarsi sono fluenti e dinamici, suggeriscono l'idea di ritualità arcane fortemente legate alla terra e ad una concezione primitiva di relazionalità e simbiosi. Anche il gioco melodico è etereo, quasi sognante, a tratti diventa acquatile e ineffabile, caricandosi di un'oscurità poetica e decadente che difficilmente può ravvisarsi in altre versioni.

Voto: 8/10
Romina Baldoni

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