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7 agosto 2012 , ,

Stagnant Pools

TEMPORARY ROOM

2012 - Polyvinyl Records
[Uscita: 7/08/2012]

Stagnant Pools TEMPORARY ROOM, 2012, Polyvinyl Records# Consigliato da Distorsioni: maneggiare con cautela

 

Gli Stagnant Pools, qui al loro debutto, provengono da Bloomington nell’Indiana, il gruppo è costituito dai due giovanissimi fratelli Douglass e Bryan Enas, 22 e 21 anni, il primo alla batteria, il secondo alla voce e alla chitarra, come i nostri Bud Spencer Blues Explosion e non solo loro, le formazioni a due si stanno moltiplicando negli ultimi anni. Dopo alcuni singoli autoprodotti, escono ora con questo “Temporary Room” registrato in studio in un solo giorno per la label americana Polyvinyl Records. Bravi i due fratelli Enas a volgere a loro favore la scarsa disponibilità economica della produzione, infatti il disco acquista compattezza ed energia, immediatezza di impatto sonoro proprio dalla necessità di stringere al minimo i tempi di registrazione.“Temporary Room” si compone di dodici tracce da ascoltare tutte in successione lasciandosi coinvolgere dall’universo sonoro degli Stagnant Pools: un sound forte e potente, chitarre distorte, riverberi, drumming secco, il pulsare dalle note basse della chitarra, voce monocorde che in modo ipnotico e ossessivo ti avvolge in atmosfere cupe e malinconiche; si stenta a credere che dietro ci siano soltanto due musicisti e due strumenti.

 

La prima definizione della musica degli Stagnant Pools è lo shoegaze, ma altri riferimenti obbligati sono i Joy Division, si ascoltino brani come Solitude o Consistency e il fantasma di Ian Curtis vi si presenterà davanti, e il noise rock dei Sonic Youth. Una musica che tiene fede al nome che i fratelli Enas si sono dati, pozze stagnanti, e infatti anche la loro musica non cerca il mutamento, i cambi di ritmo, melodie e ritornelli, ma la ripetitività, il suono ipnotico, circolare, indolente colonna sonora ideale della realtà urbana, di periferie post industriali, di bar fumosi - ma esistono ancora? -  della generazione senza futuro che si consuma nella noia e che dispera di migliorare la propria condizione di vita. 'Nelle canzoni, non c'è davvero alcun obiettivo o un messaggio, nel senso che la gente può pensare quello che vuole sulle canzoni. Non c'è nulla in nessuna delle canzoni che si propone di essere un messaggio in particolare, perché le parole significano cose diverse per persone diverse' :  sono parole di Doug, a ciascuno quindi la propria interpretazione, ma è certo che il disco non lascia indifferenti.

Ignazio Gulotta

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