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1 giugno 2018 ,

Courtney Barnett

TELL ME HOW YOU REALLY FEEL

2018 - Marathon Artist-Milk! Records
[Uscita: 18/05/2018]

Australia   #consigliatodadistorsioni     

 

CourtncoverChe magnifico album d’esordio fu “Sometimes I Sit And Think, Sometimes I Just Sit”! Disco che nel 2015 rivelava al mondo il talento dell’australiana Courtney Barnett, sino a quel momento appannaggio solo dei più attenti esploratori del sottobosco indie, che qualcosa avevano intuito grazie ad alcuni rivelatori singoli ed EP pubblicati nel lustro precedente. La ragazza venne subito proiettata nel circuito delle “new sensations” che era assolutamente indispensabile conoscere, il tutto facilitato da un’attitudine punk-pop che l’ha resa beniamina di alcuni circuiti “trendy”, al pari di Kurt Vile, col quale avrebbe condiviso “Lotta Sea Lice” (2017). A nostro parere la ragazza ha qualche freccia in più al suo arco rispetto all’allampanato americano, e il nuovo album ci conforta a riguardo: ove nel primo la freschezza si sposava a una scrittura accattivante e convincente, in "Tell Me How You Really Feel" sono il metodo e la riflessione a dettare i tempi e l’umore del disco, affrancandosi parzialmente da quell’immediatezza che faceva apparire le canzoni quali frutti di pura istintività e stavolta le circonda di quell’aria meditabonda  rappresentata dalla foto di copertina.

 

barnett1Hopefulesness introduce perfettamente alle cogitazioni di Miss Barnett, chitarra graffiante e voce indolente, un piglio rock inedito sul quale si innesta una batteria via via più “presente” fino a un’irruzione di  feedback che la suggella, prima del repentino cambio di registro rappresentato da City Looks Pretty, nella quale riesce difficile non immaginarla sorridente (in tutto il lavoro si respira quell’autoironia che ritroviamo nella maggior parte dei suoi testi e dei video). Tra canzoni più poppeggianti (Charity, vicina a certe cose dei Pretenders di Chrissie Hynde, Crippling Self Doubt And A General Lack Of Self Confidence, titolo strepitoso, ne converrete) e qualche piacevolissima ballata (la splendida Need A Little Time, la descrizione di inadeguatezza espressa in Walkin’ On Eggshells), c’è comunque spazio per piccole invettive private (l’esplicita I’m Not Your Mother, I’m Not Your Bitch, dal piglio appropriatamente punk) e barnettriflessioni sul cyberbullismo e l’odio espresso attraverso i social (Nameless, Faceless) o la cura della propria intimità e dell’amor proprio (Help Your Self), fino alla chiosa dell’insolitamente elaborata Sunday Roast. Courtney si trova a fare i conti con il raggiungimento di uno status vicino alla fama, dunque, e sta prendendo le misure a una vita che la porta sempre altrove rispetto ai legami famigliari e affettivi, una vita che le fa chiedere come si senta realmente. Per quanto ci riguarda, un altro centro (quasi) pieno. 

 

Voto: 8/10
Massimo Perolini

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