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29 maggio 2013 ,

CocoRosie

TALES OF A GRASS WIDOW

2013 - City Slang Records
[Uscita: 28/05/2013]

CocoRosie – TALES OF A GRASS WIDOW 2013 – City Slang RecordRitornano le terribili e temibili sorelline  Sierra e Bianca Casady sempre in cerca di bissare i fasti e il successo ottenuto con i primi due lavori e magari di far dimenticare i passi falsi che hanno caratterizzato il resto della loro carriera con due album piuttosto deludenti come “The Adventures Of Ghosthorse And Stillborn” e “Grey Ocean”, quest’ultimo uscito nel 2010 con l’aggravante di una copertina di rara bruttezza. Adesso sotto la produzione dell’islandese Valgeir Sigurdsson (Bjork, Mum, Bonnie Prince Billy) che aveva già prodotto il loro terzo lavoro danno alle stampe un album sicuramente gradevole e piacevole, con qualche canzone decisamente riuscita. E poi il disco è molto politicamente corretto, femminismo ed ecologia, difesa dell’infanzia e degli animali, sono i temi al centro dell’album, le sorelle Casady insieme ad Antony Hegarty e ad altre artiste americane hanno di recente fondato il gruppo Future Feminists che ha nel suo programma «liberare la società e proteggere il pianeta dagli effetti distruttivi di una concezione patriarcale». Questo “Tales Of A Grass Widow” non è affatto un album brutto o non riuscito, lo si ascolta con piacere, ma fondamentalmente si rivela già dopo pochi ascolti come un disco per molti versi superfluo, ben fatto, molto patinato, ma per il quale risulta francamente difficile trovare le ragioni per tirare fuori qualche eurino.

 

Esaurita la novità della loro effervescente folk-tronica, della formula suggestiva di due voci femminili che dialogano su timbri e vocalità opposte, una infantile, stridente e abrasiva l’altra dolce e folkeggiante e di un muoversi spavaldamente e audacemente su più registri musicali, adesso il gioco ha perso lo smalto della novità ed è diventato un marchio di fabbrica dal quale è sempre più arduo attendersi novità. L’album ha le carte in regola per incontrare il gusto del pubblico trendy, frequentatore di happy hour e location à la page, e certo è un gradevole sottofondo musicale adatto alle più svariate situazioni, ma rischia di scontentare chi avrebbe voluto ritrovare quella freschezza e quella inventiva che resero pregevoli i primi due dischi. Fra i brani dell’album segnaliamo Tears For Animals che si giova del pathos drammatico della voce di Antony Hegarty, che però non salva la tediosa conclusiva (a dire il vero c’è pura una rumorosa e inutile ghost track) Poison; After The Afterlife è un ispirato esempio di folk tronica, Villain cattura per il suo andamento ipnotico, End Of Time è invece un banalotto dub reggae. In generale è il canto di Bianca, spesso impegnata su ritmi hip hop, a non convincere del tutto, e la sua voce con quel suo caratteristico timbro  acuto finisce spesso per essere più fastidioso che originale.

Voto: 6/10
Ignazio Gulotta

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