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25 febbraio 2012 ,

Porcelain Raft

STRANGE WEEKEND

2012 - Secretly Canadian
[Uscita: 24/01/2012]

E' una sera di gennaio inoltrato quando, andando a lavoro in macchina, ascolto per la prima volta l'album di debutto di Porcelain Raft. In passato avrei esclamato tra me e me cose del tipo "piccolo il mondo" oppure "ma guarda che coincidenza". Oramai non credo più che le cose accadano semplicemente per caso, ma non è della mia filosofia spicciola che devo scrivere, piuttosto del disco di un vecchio amico che non vedo da tempo: Mauro Remiddi, ed ecco subito svelata l'identità del personaggio che si cela dietro il moniker. Operazione spesso rischiosa quella di recensire la musica di chi si conosce. Ed è quello a cui penso, come impostare l'articolo, mentre spingo sull'accelleratore per non fare tardi. Penso e ascolto, analizzo e ricordo e intanto Drifting In And Out ha preso possesso dell'abitacolo. La mente inizia a dissezionare quello che le orecchie catturano: elettronica, folk, reverberi degni della scena shoegaze. Bella vena pop, Mauro l'ha sempre avuta, sin da bambino. Una dote naturale da Re Mida. Ricordo le volte in casa sua: che cantasse, toccasse il synth o imbracciasse la chitarra, ti tirava fuori in pochi secondi una canzone che avresti voluto scrivere tu, ma che lui lasciava cadere lì perchè già concentrato sulla prossima idea.

 

Nel frattempo Shapeless & Gone mi spinge lontano, indietro alla mia adolescenza, ai ripetuti ascolti dei Love & Rockets di Daniel Ash. In quegli anni Mauro aveva messo su assieme al fratello Manolo i Pi Greco, una delle migliori band espresse dal sottobosco romano (siamo agli inizi dei 90). Dal vivo, passavano da Paolo Conte ai Living Colour con estrema facilità, mentre i brani originali erano ricercati, di un rock venato di funk e jazz e sempre contraddistinti da quella vena pop d'autore, quasi a bilanciare i virtuosismi strumentali. E poi c'erano gli Ippogrifo Violento, altra band dove militavano i fratellini, che nelle loro esibizioni mettevano in scena una specie di surf-punk condito da testi in bilico tra serafica allucinazione e meditati assalti al buon senso. 

 

Il piede sull'accelleratore risponde agli impulsi che riceve dalla mia discontinua coscienza di un ritardo quasi certo, ma tutto ciò viene messo da parte da un gesto della mano, che scivola sul volume compiendo una rotazione oraria appena pochi secondi dopo l'inizio di Is It Too Deep For You? Si, d'accordo; potrei scrivere che ci riconosco richiami a King Midas Sound, Ride e Notwist, ma questo non può bastare. Il brano è notevole ed è impossibile per me non restarne affascinato. Alzo il volume e mi faccio trasportare: la strada che sto percorrendo mi appare sotto un altra luce, i lampioni che scorrono di lato disegnano scenografie sul parabrezza, sul mio volto e mi sento bene, mi lascio cullare dall'illusione di trovarmi in un altro posto. Si, mi piace e decido a priori che si tratta decisamente di uno dei brani migliori di un album che non ho ancora finito di ascoltare.

 

Sembra che Mauro abbia puntato su di un certo lo-fi ricercato, cosa che d'altronde credo possa venire alquanto naturale ad un onnivoro come lui che ormai da anni ha scelto di stabilirsi a Londra, dove le cose girano molto più velocemente che nella capitale di un paese in agonia. Arriva Put Me To Sleep e qualcosa riecheggia ancora una volta, forse per via di quella preponderante vena romantica che gli ho sempre riconosciuto, una componente del suo talento che ha sempre avuto bisogno di equilibrare con buone dosi di dissacrazione. Mauro se lo ricorda bene, quando in sala mi spingeva ad improvvisare testi catastrofico-situazionisti sopra suggestioni rumoristico-cacofoniche e poi aggiungeva follia sonora con missaggi fuori da ogni regola. Quasi meglio di quando, per un periodo, mi ha voluto come chitarra solista, ma lasciamo perdere che mi viene pietà per me stesso.

 

Gli abbaglianti dello stronzo di turno super-motorizzato nel mio specchietto retrovisore mi riportano al presente. Prontamente ricambio con gli auguri di una lenta agonia. Sorrido divertito che tanto astio mi esca proprio quando sta iniziando Unless You Speak From Your Heart, canzone che già dalle prime note suona come un esplicito e riuscito omaggio a John Lennon... Altri ricordi, più recenti: di quando per un periodo non sapevo cosa ne avrei fatto della mia vita e sono andato ad annusare l'aria di Londra. Mi ritrovo così, nella primavera del 2004, in un pub assieme a Manolo che mi spiega la sua idea rivoluzionaria, una sorta di piattaforma web che possa mettere in comunicazione i musicisti in ogni angolo del mondo con eventuali finanziatori (RocketHub e simili ancora non esistevano) mentre aspettiamo che inizi il concerto di The Bongo Brothers.

 

Certo, non che il nome mi piaccia molto. Al contrario la musica; quando attaccano mi esalto ed esclamo compiaciuto qualcosa che nessuno spero abbia capito e che non posso certo riportare qui. Mauro alla voce, synth, diamonica ed effetti e Alessandro "Bubu" Canini alla batteria, berimbau e sampler-looper danno vita ad una drum&bass con immersioni nel dub davvero di ottimo livello. Qualche sera dopo il duo si esibisce in un altro locale e, prendendomi di sorpresa, Mauro la spara davvero grossa, anzi enorme: mi presenta al pubblico come un famoso ed apprezzato cantante italiano! Che cazzone! Chissà se davvero qualcuno ci ha creduto, fatto sta che superato l' imbarazzo stiamo tutti al gioco e la cosa si attesta quantomeno sulla decenza.

 

Ora potrei vendicarmi, magari affibiando a Porcelain Raft etichette come "folktronica", ma il termine mi sta troppo antipatico e soprattutto il brano che mi sta accompagnando finalmente a destinazione cancella l'idea: in If You Have A Wish il pattern ritmico è scarno, dal carattere abstract; quasi a restituire un senso di incertezza del tutto terreno e dovesse compensare il piano onirico su cui si muove la struttura armonico-melodica. Per quest'ultima frase spero di avere la cena offerta dalla popstar in questione. Scendo dall'auto, fa freddo ma è sopportabile. Cerco con lo sguardo le luci del bar, sarebbe tragico non prendere il caffè prima di cominciare a lavorare. La mente è rimasta a "Strange Weekend", al suo suono. Mi piace, anche se di Mauro mi manca il suo lato art-punk ora più nascosto.    Anyway...you've come a long way, mate.

 

Aldo De Sanctis

Nota conclusiva:

Prima di intraprendere questo viaggio in solitaria sulla zattera di porcellana, Mauro aveva dato vita, sempre nella City, ai Sunny Day Sets Fire, band che andò davvero molto vicina alla popolarità internazionale grazie al loro unico album del 2008 "Summer Palace", missato dal produttore Peter Katis (che aveva già lavorato con Mercury Rev ed Interpol tra gli altri), guadagnandosi le attenzioni del prestigioso NME e cominciando a fare breccia nel pubblico statunitense col singolo Lack Of View, presente nella colonna sonora del film "American Teen".

 

 

Porcelain Raft Sito ufficiale

Porcelain Raft @ Secretly Canadian

 


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