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18 dicembre 2012 ,

The Pharmacy

STONED & ALONE

2012 - Seayou Records
[Uscita: 20/11/2012]

The Pharmacy “STONED & ALONE” 20.11.2012 – Seayou Records La Farmacia di cui ci occupiamo ha base a Seattle, luogo noto per il suo tempo piovoso e per aver dato i natali al simpatico gruppo rock chiamato Nirvana. Vabbè, si faceva per dire, quale che sia il giudizio sui Nirvana, di cui non sono un fanatico, è ovvia l'influenza e l'importanza, anche (soprattutto?) di costume che costoro hanno esercitato negli anni '90 e oltre. Non particolarmente su The Pharmacy, tuttavia, che sono invece un gruppo molto pop e guardano più attentamente all'altra parte dell'Oceano Atlantico, in particolare verso la “swinging  London” dei Kinks e, con le dovute cautele, verso la Liverpool dei Beatles. Inquadriamo brevemente i nostri farmacisti, alla quarta incisione sulla lunga distanza, con all'attivo anche una pletora di mix, split e singoli vari: si tratta dei signori Scott Yoder (chitarra e voce), Brendhan Bowers (batteria e cori), e Stefan Rubicz (tastiere e cori). Una formazione particolare, quindi, che si giova del suono a volte “garage”, a volte più pianistico delle tastiere e fa a meno della presenza del basso, surrogato dai pedali. Stakanovisti del palco, i nostri, dal 2002 in poi hanno portato il loro pop un po' “lo-fi” in giro per gli States e altri 18 Paesi ai quattro angoli del mondo. Beati loro, verrebbe da dire, tanto più che, durante il tour del precedente album, l'ottimo “Weekend”, registrato su un quattro piste a New Orleans, hanno trovato il tempo per scrivere le 13 tracce che compongono quest'ultimo lavoro.

 

Prendendolo in esame, però, mi viene in mente l'odiosissima frase che i miei professori, nei lontani e mai troppo rimpianti anni '70, rivolgevano ai miei genitori: il ragazzo avrebbe delle capacità, ma non s'impegna. Preciso che la seconda parte della citata frase era assolutamente vera. Beh, travestendomi da professore, potrei dire lo stesso di questi ragazzotti: in effetti il disco è piacevole, ha dentro qualche pezzo di notevole qualità, ma non decolla, si mantiene sulla linea della sufficienza ma non di più. Si, perchè da gente che scrive un mezzo capolavoro tra il pop e il northern soul come Bring You Down, o ci fa viaggiare fino all'estuario del Mersey (ehilà, è il fiume di Liverpool!) con Your Eyes, o, ancora, butta lì con nonchalance il garage beat di Dig Your Grave, è davvero lecito aspettarsi di più. Citando ancora il viaggio nel sixties pop di Josephine e Where Do You Run To?, assegno ai farmacisti un “sei al sette”, che spero mi diano l'occasione di poter aumentare al loro prossimo “compito in classe”.   

Luca Sanna

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