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16 ottobre 2017 , ,

Unsane

STERILIZE

2017 - Southern Lord Recordings
[Uscita: 29/09/2017]

Stati Uniti

 

La possibilità di poter fare delle cose con la musica è vincolata all'aderenza tra performance e scrittura. E in questo senso gli Unsane si distinguono ormai da venti anni come dei creatori di manufatti musicali. Che questi abbiano la bellezza furiosa dei primi lavori oppure riverberino la composta violenza delle produzioni anni zero del terzetto di lavori che si conclude con “Wreck” del 2012, poco importa. Gli album degli Unsane sono eventi che forzano i confini tra l’atto e la parola. Va da sé che qui non è questione di pura bontà artistica della produzione, non sempre all’altezza delle aspettative, della band, ma di quel gesto con il quale generalmente vede la luce una nuova potenza di stare al mondo. E questa natalità è essenzialmente un atto di una estrema violenza.

 

Non si faticherà molto a leggere in questo “Sterilize” il racconto di questo parto a cielo aperto in un parco di perifieria. Appartiene a questo genere di strana razza bastarda e degenere la struttura che sorregge ogni singolo brano del disco che qui si presenta, a partire dalle raffiche di pentatoniche grand guignol di Factory. Come in una fotografia è possibile virare il colore così il sangue rappreso assume ogni sfumatura del rosso, dalla carneficina ritmica di The Grind alla disperazione tardo adolescenziale di The Distance. La voce di Chris Spencer stride e probabilmente le striature sanguinolente della copertina del disco sono il risultato di uno spasimo tramutato in rantolo che raschia la gola. La sorpresa in tutto questo rosso-carne viva è la luccicante cromatura di una singolare atmosfera neo-industrial, quasi un retrogusto o, sarebbe meglio dire, un effetto collaterale di un pasto indigeribile. In questa verminosa prospettiva gastronomica andrebbero addentate le cadenze angoscianti di Avail a chiudere il disco. Le dissonanze hardcore prendono decisamente il sopravvento per buona parte della prova degli Unsane che decidono di non staccare mai l’indice da una motosega dentata che sferraglia per quasi 40 minuti di agguato. Come al solito magistrale l’uso del rullante da parte di Vincent Signorelli, particolarmente efficace proprio quando i colpi si fanno meno maniacali e il ritmo cala a far salire il tasso creativo (A Slow Reaction).

 

Il trio di New York City con una prova di lucidità abbagliante non ricorre al mestiere per mimare i luoghi comuni della scrittura rumorosa, non suonano rumorosamente, ma lasciano suonare il rumore così come la gazzarra della metropoli usa l’assordante strepito per comporre la sua voce. Tutte belle cose, ma risapute, anche grazie all’imperitura e inarrivabile lezione di “Scattered, Smothered & Covered”. Ogni tanto comunque è bene rinfrescare la memoria.

Voto: 7/10
Luca Gori

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