Migliora leggibilitàStampa
17 ottobre 2014 ,

Jackson Browne

STANDING IN THE BREACH

2014 - Inside-Warner
[Uscita: 06/10/2014]

USA                                                                                                        # Consigliato da Distorsioni

jackson browne C’è stato un periodo, più o meno la fine degli anni ‘70 - inizio ’80, in cui, tra gli appassionati italiani (e non) di rock, la fama di Jackson Browne non era molto inferiore a quella di Neil Young o Bruce Springsteen. Fama meritata, poiché dischi come “For everyman”, “Late for the sky” o il live “Running on empty” erano realmente validi, raccolte di grandi canzoni, oltretutto con splendide copertine, cosa che col padellone in vinile faceva il suo bell’effetto. Poi, complici uno scadimento della vena creativa e il cambiamento dei gusti, il buon Jackson è stato messo da parte. Oggi, mentre osservando quello specchio deformato della realtà che sono i social networks,  all’appassionato di musica non più giovane viene da chiedersi perché siano riscoperti tutti tranne lui, il nostro esce da un lungo silenzio durato sei anni pubblicando finalmente un nuovo disco, “Standing in the breach”. E la buona notizia è che il disco non sarà un gioiello come quelli prima citati, ma è un bel disco. Già il primo brano, The birds of St Marks, ci riporta ai tempi belli del rock e della contestazione: visto il titolo non è certamente casuale l’arrangiamento jingle-jangle delle chitarre che ci ricorda i Byrds con la y. Questa canzone era stata scritta a inizio carriera e dedicata a Nico, con cui Jackson ebbe una relazione non solo artistica. Rimasta a lungo nel cassetto era stata incisa in un live acustico del 2005.  

 

browneMolte altre canzoni sono di buon livello e non deluderanno né il fan di antica data, né il neofita che scopre oggi questo bravo musicista. Canzoni come Yeah yeah, un bel rock melodico, catturano l’attenzione, così come la ballata The long way around, con belle parti soliste di chitarra elettrica: la collaborazione con validi chitarristi - in questo disco Val Mc Callum e Greg Leisz -  è da sempre cifra distintiva della musica di Browne. Apprezziamo meno i brani che ammiccano al country, come Leaving Winslow, molto invece quelli che, pur non tradendo la componente melodica - Jackson Browne non sarà mai un hard-rocker - tendono a un rock più cupo, come If I could be anywhere, dal lungo bel finale strumentale con le tastiere in evidenza, che pure ha una vena beatlesiana. You know the night, altra canzone di ispirazione country, è tratta da un testo di Woody Guthrie. Ascoltare questo disco di Jackson Browne, per chi già lo amava tanti anni, fa, è stato come ritrovare un vecchio amico, di quelli con cui, nonostante molto tempo sia passato, si riprende a chiacchierare senza formalità, come se ci si fosse salutati il giorno prima. Come sempre avviene coi dischi di Jackson è molto bella anche la foto di copertina.

Voto: 7.5/10
Alfredo Sgarlato

Audio

Video

Inizio pagina