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15 novembre 2013

Gary Numan

SPLINTER (Songs From a Broken Mind)

2013 - Cooking Vinyl Limited
[Uscita: 22/10/2013]

gary numan# Consigliato da DISTORSIONI

 

Il sig. Gary Numan (1958, Londra), dopo lunga ma syntetica carriera , rilascia uno dei migliori album di sempre: “Splinter (Songs From A Broken Mind)”. Esangue, sguardo trucido (ma guardatelo!), oggi gravato da c.a. mezzo chilo di toupet (che pure noi diradiamo alquanto), Numan è ostinato curatore della propria immagine sebbene timido e introverso, con punte di modestia disarmanti (esplicitate in vari contesti). Consapevole di significare qualcosa nel calderone storico della pop music britannica degli ultimi 40 anni, è anche conscio di non aver raccolto  sul piano artistico e commerciale quanto lasciava presagire grazie ad un fulmineo inizio di carriera, certamente anche per demeriti suoi. Ma ora, dopo diciannove album di studio,  radicato nella testa di fans wave e industrial e gothic (meno in quella delle case discografiche), con apici di successo dal post punk di “Tubeway Army” (1978) a successivi lavori quali “Replicas” e “The Pleausure Principle” (1979) o “Telekon” (1980), elettroniche devianze di un’ epoca di ‘post berlinesi’ (con Ultravox, Human League, Simple Minds), il Gary torna con look fine 800’ , tuba  a mo’ di vetturino vittoriano, e si produce in un album che è perfetto bilanciamento tra chitarre granitiche e traslucidi pattern sintetici.

 

numanE lo fa convinto e convincente nonostante le derivazioni gotiche, che al suo pubblico originario, non hanno sconfifferato più di tanto (malgrado pubblici riconoscimenti da parte Nine Inch Nails). Però qui siamo in piena riuscita: infatti il brano d’apertura,  Im A Dust, la cui inconfondibile voce di Gary ci fa subito dire che è sempre lui, chiarisce immediatamente di che tiro sia l’album; per non tacere di Here In The Black, esplicito invito a suffragare un mefitico dark sintetizzato, ottimo sprone iconoclasta; Everything Comes Down To This poi, inciso neo gotico e ritornello totalmente Replicas-style, è pesante, gretto e purificatorio e soprattutto non fasullo. E dopo trittico siffatto, si aspetterebbe un rifiato: invece The Calling, amplia in arrangiamenti orchestrali di vago sentore mediorientale, con tanta tensione (dalla statuetta appena disseppellita ne L’Esorcista, alle propensioni salvifiche di padre Amorth); così la title track Splinter intrattiene su di un versante mistico con un Numan tale da ammansire persino i detrattori ; Lost è un dolce rilascio ambientale; Love Hurt Bleed e A Shadow Falls On Me sarebbero da gothic charts (pezzi da spararsi in i- Pod); Where I Can Never Be è cantico di creature perdute; Were The Unforgiven incede elettronica, tessiture di chitarre per carnagioni pallide; dal sottosuolo Who Are You tracima con spirito pop facendo schioccare dita cariche di anelli mortiferi; chiude My Last Day, atmosferica e autentica quanto il Numan ritrovato. Abbiamo potuto constatare il ritorno di un artista come in passato  meritevole di attenzione. E non perché se ne conservi una considerazione particolarmente benevola. E’ semplicemente che Splinter spacca di brutto.

 

Voto: 7/10
Marco Prina

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