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The Strypes

SPITTING IMAGE

2017 - Virgin Emi Records
[Uscita: 16/06/2017]

Irlanda   #consigliatodadistorsioni

 

strypes spitting imageHanno avuto bisogno di un album interlocutorio gli irlandesi The Strypes per raggiungere quella piena maturità artistica che si intravedeva chiaramente nel sound dei primi anni ’10, ma a cui mancava ancora quel quid per fare il definitivo salto di qualità. Dopo l’esordio ruggente tra 2012 e 2013 di un paio di EP a base di blues, punk e rock’n’roll e del primo full-lenght “Snapshot” (2013), il successivo “Little Victories” (2015) era sembrato ai più un passo indietro, il prematuro canto del cigno di una band destinata a essere una meteora. Eppure i quattro giovani di Cavan hanno dimostrato di saper venire fuori alla grande dal corto circuito e, una volta superato l’ostacolo del secondo album, nel 2017 sono tornati con “Spitting Image”, lavoro decisamente più convincente del precedente e che con ogni probabilità traccia l’identikit definitivo del sound e dello stile della band. Gli Strypes virano dal grezzo blues-rock su sonorità più legate al mod revival degli anni ’70-’80, proponendo un genuino incontro tra ritmiche urgenti, minimalismo nella scelta dei suoni mutuata da padri fondatori del rock’n’roll quali Bo Diddley (Oh Cruel World) e Chuck Berry (I Need a Break from Holidays) ed elementi tipicamente beat ’60: tappeti di hammond (Easy Riding,brano che ad un primo ascolto sembrerebbe dei Chords) e interventi di armonica (Garden of Eden, A Different Kind of Tension, Oh Cruel World).

 

Fin dalle prime due tracce, Behind Closed Doors e Consequence, appare netto  il riferimento artistico a una band icona del revivalismo mod come i Secret Affair (straordinaria la somiglianza tra la voce di Ross Farrelly e quella di Ian Page, fino strypesa sfiorarne l’imitazione): volumi sparati, batteria martellante, riff di chitarra acidi e nervosi e un’attitudine generale che strizza l’occhio al punk e al pub rock britannici (Elvis Costello, Eddie & The Hot Rods) made in '70, e che tenta (con successo) di trasferire su disco l’impeto live per cui gli Strypes sono diventati celebri nelle isole britanniche, a dispetto della giovanissima età (i quattro componenti sono nati tra il ’95 e il ’97). Una miscela intelligente e gustosa che è la vera protagonista del disco (Get It Over Quickly, Turning My Back), che con grande “furbizia” sa anche scendere di intensità nei punti nevralgici in cui gli Strypes piazzano delicate ballate che sguazzano nel vasto mare britpop - in particolare dei Blur dei primi anni ’90 (Grin and Bear It, Black Shades Over Red Eyes, Great Expectations) - fino a toccare l’universo acustico country con la penultima Mama Give Me Order.

strypes 2Spitting Image dunque è non solo motivo di riscatto per una band troppo frettolosamente bollata come “immatura”, ma soprattutto sposta qualche centimetro più in su l’asticella che gli stessi Strypes avevano innalzato portando nel 21° secolo sonorità e stili provenienti da un passato culturale-musicale che il mainstream contemporaneo sta provando con tutte le sue forze a confinare in soffitta. L’ultima sfida per il giovane quartetto irlandese sarà non prestare ascolto alle critiche di chi in patria vorrebbe che si adeguassero ai tempi, senza probabilmente aver compreso l’urgenza che muove la band a farsi portavoce di sottoculture ‘uniche’ e resistenti alle mode. 

 

Voto: 7,5/10
Riccardo Resta

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