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23 febbraio 2014

Aziza Brahim

SOUTAK

2014 - Glitterbeat Records
[Uscita: 07/02/2014]

aziza# Consigliato da Distorsioni

 

“Soutak”, la tua voce. Il titolo scelto da Aziza Brahim per il suo secondo disco non potrebbe essere più eloquente. Nata in un campo profughi del Saharawi (tra l’Algeria e il Sahara Occidentale), ha seguito passo dopo passo le lotte per la libertà del suo popolo. Nel 1975 il Marocco invade la sua terra (il paese aveva ufficialmente proclamato la propria indipendenza) e Aziza è costretta alla fuga. Arriva prima a Cuba, poi la crisi economica degli anni 90 la spinge in Europa, a Barcellona. È il 2000 e la Brahim mette in piedi il collettivo ispano-saharawi Gulili Mankoo, col quale autoproduce gli eccellenti “Mi canto” (EP del 2008) e “Mabruk” (2012), sorprendente esordio edito dalla francese Reaktion. La “marcia verde” con cui 350.000 marocchini entrarono nel Sahara Occidentale è ancora davanti ai suoi occhi: il suo popolo, da secoli una nazione, è stato privato della terra e vive in esilio. Ultimo paese africano a non aver ancora ottenuto l’indipendenza formale e sostanziale, occupato illegalmente. Sono circa 200.000 i Saharawi che sotto i bombardamenti marocchini scelsero la via della fuga verso il territorio algerino, nella zona più ad ovest, nei pressi di Tindouf, su un altopiano desertico ricoperto di sassi e sabbia. Aziza Brahim canta la libertà, crede fermamente in un mondo diverso dove la speranza è viva e ballare, festeggiare, amare ha ancora un senso. “Soutak” è il suo debutto per Glitterbeat Records e rispetto a “Mabruk” mostra una decisa scarnificazione del suono. «Sentivo il bisogno di realizzare un disco acustico, così ho immaginato un profilo musicale in qualche modo “modesto”, senza troppi strumenti e trascinato dall’impatto emotivo della mia voce», ha dichiarato Aziza. «Ho voluto esplorare ulteriormente la gamma di possibilità espressive dell’Haul, la musica tradizionale del Saharawi, suonata sul tabal e fonte d’ispirazione per lo stesso desert blues».

 

Aziza-BrahimIl risultato è un disco di nove brani nei quali lo spirito malinconico e combattivo attraversa il blues del Mali e il flamenco spagnolo, perché «tutti i musicisti, specialmente chi suona musica popolare, sono una grande famiglia, oltre i confini, i gruppi etnici o religiosi: l’idioma che parliamo è una lingua universale». La saggezza e il talento della Brahim sono impagabili. Ad accompagnarla in questo viaggio troviamo sua sorella Badra Abdallahe (voce), Nico Roca (percussioni), Guillem Aguilar (basso) e Malian Kalilou Sangare (chitarra acustica). Gdeim Izik parte in quarta: è un tributo al “campo della dignità”, accampamento smantellato dalle forze di sicurezza marocchine nel 2010 con inaudita violenza. Julud è una dedica alla figura materna, resistente e immortale nella memoria, che resta in testa sin dai primi ascolti, con le sue nuance desertiche e l’interpretazione da brividi di Aziza. Espejismos, Lagi, la title track e Manos enemigas sono le composizioni più vicine alla musica tradizionale spagnola, esaltate dagli intrecci della chitarra di Sangare con i vocalizzi delle sorelle Brahim e dalle melodie ipnotiche trascinate nella sabbia dal khamsin. La voce color ocra di Aziza si esalta negli spazi aperti di Aradana, commovente duetto per sola ugola e percussioni, mentre La palabra rallenta i ritmi per colpire dritto al cuore. La conclusiva Ya Watani è soprattutto Aziza e la sua voce meravigliosa che canta la vita, la terra, la dignità. Chi ama Tinariwen, Terakaft, Bombino, Dirtmusic, Ben Zabo e Samba Touré non può farsi sfuggire questo album. Chi non sa affatto chi siano, può iniziare proprio da “Soutak”, «un viaggio irreversibile attraverso l’utopia».

 

Voto: 8.5/10
Alessandro Zoppo

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