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23 agosto 2015 ,

Seasick Steve

SONIC SOUL SURFER

2015 - Bronze Rat Records
[Uscita: 23/03/2015]

Stati Uniti    #consigliatodadistorsioni       

 

steveUn tipo bislacco. Così appare Seasick Steve, al secolo Steven Gene Wold, settantacinquenne californiano di Oakland, interprete e produttore di "Sonic Soul Surfer", nono album di una serie che lo vede alle prese con un blues-rock cui dà connotazioni assolutamente personali, con effetti che possiamo sicuramente definire di buona qualità. Bislacco ed eccentrico, fin dal nome d’arte, che significa pressapoco “Steve che ha il mal di mare”. Pare, inoltre, che lo sia anche a contatto con gli strumenti del proprio lavoro: a meno che non si tratti di leggende intese a renderne più ammiccante l’immagine, Steve usa chitarre realizzate con pezzi d’accatto e assorted string things (chiama così gli oggetti che suona), “cose” costruite persino con il riciclo di pezzi di carrozzeria d’auto (afferma di averne avuto circa un centinaio). Al centro di questo suo nuovo lavoro discografico Steve mette la propria anima sonora, dodici brani tutti rigorosamente firmati da lui stesso (diventano sedici con i quattro della versione de luxe, dove figura la notissima Baby please don’t go, che non è sua). 

 

Gli sta accanto, in veste di gregario, qualche amico, come il chitarrista Luther Dickinson e il batterista e percussionista Dan Magnusson. Seasick Steve ha assimilato biologicamente stevela lezione dei grandi bluesmen da strada, soprattutto quella di Johnny Lee Hooker. E si sente benissimo. Anche se lui tende a personalizzarla con tecniche proprie, con la ricerca e la creazione di suoni ed effetti nuovi. Per esempio, arriva addirittura ad usare un cacciavite al posto della tradizionale bottleneck e una sorta stomp-box, una piccola scatola di legno che percuote con il piede per darsi il ritmo… Alle sue chitarre Steve dà del tu e ne riceve accattivanti sonorità che dialogano con la sua voce, ripropongono riff tradizionali, inventano Seasick Stevedissonanze e suoni alienati, si misurano con una batteria o con uno struggente violino. Non siamo per le strade di New Orleans, ma il nostro artista riesce a creare le opportune atmosfere, anche quando i tempi incalzanti con cui si aprono i brani che compongono la prima parte della tracklist fanno spazio a un cadenzato slow oppure ad una intensa ballad, nella quale viene fuori l’anima nera del bravo interprete.

 

Voto: 7.5/10
Nello Pappalardo

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