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28 novembre 2015 ,

Emmanuelle Sigal

SONGS FROM THE UNDERGROUND

2015 - Brutture Moderne-Audioglobe
[Uscita: 21/10/2015]

Francia-Italia    #consigliatodadistorsioni     

 

sigalIl titolo dell'album di debutto di Emmanuelle Sigal, francese nata in Israele, ma residente a Bologna, non trae ispirazione dall'underground come dimensione politica/culturale, ma dal libro di Fëdor Dostoevskij “Memorie del sottosuolo” e, si parva licet, così' come il testo dell'autore russo ci parla di salvezza, infelicità, fallacia di ogni ottimismo, sensi di colpa, anche quelli della Sigal ci offrono un quadro di riflessione su questi aspetti controversi dell'esistenza umana e della difficoltà di comprenderli razionalmente.

Così nella canzone che dà il titolo al disco il ritornello ammette «...every consciousness is a desease/the more I know/the more I'm nothing» e in Happiness si chiede come mai quando credi di aver tutto per essere felice ti viene voglia di mollare tutto «...but I run away from happiness/don't know in wich kind of state of mind I stand». Canzoni riflessive, testi  complessi che rivelano una personalità irrequieta, in continua ricerca e dialogo per conoscere se stessa («...and I don't know what to do with myself...there is no place for me to stay» in My Ass Between Two Chairs, canzone nella quale instaura un dialogo con Bukovski) e dare delle possibili risposte agli interrogativi che ci pone la vita.

 

Emmanuelle SigalLe musiche che accompagnano la voce della Sigal sono arrangiate e suonate dai bravissimi Sacri Cuori e da Marco Bovi, musicista di estrazione jazz, che hanno efficacemente scelto un tono altrettanto intimo e soffuso che, da un lato mantenesse i testi in primo piano e dall'altro li valorizzasse con un accompagnamento musicale adeguato. 

Così gli arrangiamenti spaziano su territori diversi: influenze blues (l'iniziale Blue Train), folk intimista (Deep Cold Sea), swing (Si le Mond, And I'm Dreaming), l'atmosfera notturna e le note evocative della chitarra in Songs From The Underground, il il sud americano di Refugee («...I'm a refugee in My Own Life»), il tutto percorso da una sottile, ma evidente vena jazz. Il risultato è un disco di raffinato pop, dal sapore un po' retro, evocativo di atmosfere intime e sensuali, armoniosamente smooth alla Sade, decisamente gradevole e interessante.

Voto: 7/10
Ignazio Gulotta

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