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2 aprile 2015

Courtney Barnett

SOMETIMES I SIT AND THINK, AND SOMETIMES I JUST SIT

2015 - Mom+Pop/Kobalt
[Uscita: 24/03/2015]

Australia    #consigliatodadistorsioni  

 

courtney-barnettL’appassionato medio di musica, rock specialmente, è una persona per cui il rock è morto quando la sua band preferita si è sciolta o ha smesso di incidere dischi validi, quindi nel 1969, 1977, 1986… Non è facile convincere queste persone che non è così, che sì, il rock ha già vissuto la sua epoca d’oro, ma i bravi autori di canzoni continuano ad esistere, e che sarebbe un peccato non ascoltare i dischi, per esempio, di Mac DeMarco o di Courtney Barnett. Ventiquattrenne, australiana, Courtney aveva pubblicato l’anno scorso due ep che avevano attirato l’attenzione della critica. Ma mentre coi lavori precedenti Courtney si poneva come plausibile erede delle tradizione cantautorale americana, con questo debutto sulla lunga durata, “Sometimes I sit and think, and sometimes I just sit”, dichiara il proprio debito verso il rock, Nirvana e Wilco su tutti, e si propone come rockettara coi fiocchi. Un lascito di Bob Dylan o di Lou Reed è però fortissimo: molte canzoni, come l’iniziale Elevator operator o Pedestrian at best hanno la forma dei talkin’ blues. Nel proseguire del disco le composizioni si fanno più elaborate, pur mantenendo una forte impronta rockettara, c’è un’aria da New York fine anni ’70, una musica urbana tra la new wave meno sperimentale e quel rock tossico e intellettuale che si suonava nei locali della Grande Mela come il CBGB’s, sulla scia degli allievi più dotati di Lou Reed come Jim Carroll o Garland Jeffreys.

 

barrettLa musicista predilige i ritmi movimentati, ma non mancano ottime canzoni d’atmosfera, come la conclusiva Boxing days blues, in cui abbiamo un ritmo lento e sognante, che ci fa pensare agli indimenticabili Opal. Complessivamente questo disco ci appare meno dirompente rispetto ai due EP precedenti, forse l’aspettativa non ha giovato, ma nel complesso il disco è valido, le canzoni belle ci sono, specie le ballate come Depreston, courtney barrette le psichedeliche Small poppies e Kim’s caravan, dove la strumentazione minima del rock, chitarra, un soffio di organo, ritmi, accompagna con semplicità e precisione la voce cristallina dell’australiana. Anche il rock incisivo di Dead Fox e Nobody really cares if you don’t go to the party funzionano egregiamente. I testi sono intimi, quotidiani, sotto forma di diario: Courtney racconta le esperienze di una giovane che si trova improvvisamente ad essere una musicista di un certo successo, scopre un paese diverso, nuove prospettive e stili di vita. Considerando la giovane età Courtney Barnett si pone senz’altro ai primi posti nella lista dei nomi da seguire. 

 

Voto: 7.5/10
Alfredo Sgarlato

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