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17 marzo 2013 , ,

Carmen Villain

SLEEPER

2013 - Smalltown Supersound
[Uscita: 12/03/2013]

Carmen Villain SLEEPER 2913 – Smalltown Supersound In mezzo alla miriade di dischi di autori sconosciuti che escono ogni giorno e fra i quali è facile perdersi, i motivi per cui si decida di ascoltarne uno e scartarne un altro sono molto vari, l’etichetta, il genere, qualche nome conosciuto che vi partecipa, la copertina, stavolta a farmi decidere a dare un ascolto è stato senz’altro il nome, evocativo almeno per noi italiani non più giovani di Carmen Villain, brava cantante e diva effimera di film softcore negli anni Settanta. Ma pare che invece il nome che ha scelto Carmen Hillestad non faccia riferimento alla nostra, ma al desiderio di prendere le distanze dalla sua precedente attività. Carmen è stata infatti una famosa modella, apparsa sulle copertine di giornali come Vogue e Marie Claire, e la foto scelta per la front cover con il viso completamente celato dalla massa disordinata dei capelli, indica il desiderio di rompere nettamente con il mondo patinato e sovraesposto della moda. «Sold her soul for fashion» canta in Dreamo.

 

Nata a New York, ma di stanza a Londra, figlia di un norvegese e di una messicana, firma questo “Sleeper” per l’etichetta di Oslo Smalltown Supersound, la stessa di Lindstrom, Neneh Cherry & The City, K-X-P. La musica è sempre stata la sua grande passione, già da tempo componeva canzoni per se stessa, ora ha deciso per il grande salto incidendo questo suo primo album. Un rinascere ad una nuova vita e un fare i conti con il passato che si è lasciata alle spalle. Che musica ci troviamo dentro? Fondamentalmente un dream pop trasognato, non privo di qualche cupezza, ma anche di leggiadre fughe psichedeliche, con un approccio decisamente lo-fi e una grande apertura mentale verso diverse esperienze e influenze musicali. La sua voce incanta per espressività, ha i toni scuri e amari di Cat Power e Nico uniti alla magica dolcezza malinconica degli spazi nordici, la musica si nutre di un variegato spettro di influenze e si muove agevolmente dal noise sperimentale dei Sonic Youth alle distorsioni chitarristiche shoegaze.

 

Non a caso produce il disco Emil Nikolaisen dei norvegesi Serena Maneesh alfieri del genere, dall’eclettismo istrionico e barocco dei Sun City Girls allo sperimentalismo radicale post punk dei This Heat, questi due gruppi sono peraltro esplicitamente citati da Carmen Villain come suoi ispiratori. Se si escludono le due brevi tracce strumentali pressoché superflue, tutte le restanti dieci canzoni meritano il nostro attento ascolto, percorse come sono da interne tensioni e inquietudini, giocate pericolosamente e fascinosamente sul labile confine tra abisso e luce, malinconia e serenità, sogno e incubo; ne è esempio brillante Obedience giocata su una ritmica kraut, lampi di elettronica, distorsioni e la voce di Carmen che sembra provenire da distanze profonde, è brano di grande impatto, inquieto mefistofelico trip psichedelico, e del resto che l’incantevole fanciulla abbia qualche problema con gli inferi lo si deduce anche da Lifeissin dove canta «Do you believe that I'm going to hell?». Per non lasciare dubbi il disco si chiude sulla cover dai toni scurissimi di Daemon Lover degli Shocking Blue. Andare all’inferno con la musica di Carmen Villain potrebbe rivelarsi molto intrigante e piacevole.

Voto: 7.5/10
Ignazio Gulotta

Carmen Villain 


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