Migliora leggibilitàStampa

King Gizzard & The Lizard Wizard - Mild High Club

SKETCHES OF BRUNSWICK EAST

2017 - Flightless Records
[Uscita: 18/08/2017]

Australia

 

king gizzard a4206546710_10SeMurder of The Universe” aveva esasperato limiti di hype e attesa ragionevoli per il fan medio dei King Gizzard & The Lizard Wizard, il settetto ha adottato una strategia totalmente diversa per questo lavoro successivo, Sketches Of Brunswick East. Il disco è stato annunciato tramite una diretta facebook dalla band il giorno stesso dell’uscita. Come già annunciato nelle note di distribuzione di “Motu”, il terzo di cinque album promessi per il 2017, il lavoro è nato dalla collaborazione con il polistrumentista e compositore losangelino Alex Brettin, alias Mild High Club, nata durante sua la permanenza in Australia dopo il Gizzfest 2015. Lo stesso Mackenzie dichiara che la realizzazione di questo disco è stata possibile grazie all’intesa tra due approcci opposti come il suo e quello di Brettin. I fan che sognavano un ritorno alle atmosfere dilatate di “Quarters!” e al pop pastorale di “Paper Mâché Dream Balloon” non potranno che essere soddisfatti: poco meno di quaranta minuti (per larga parte strumentali) di bizzarro, mercuriale approccio poppish, lisergico e jazzy, dove la chitarra lascia quasi del tutto il posto ai fiati, al piano elettrico e al contrabbasso.

 

La mano di Brettin guida il mood eclettico, quasi 'Zapp(a)-iano' del lavoro (The Spider and Me), simile al suo “Skiptracing” (2016), nell’esplorare territori al limite del free (D-Day, Cranes, Plaines, Migraines, con accenni di microtoni), nell’ammiccare a pezzi pop quasi gizz+brettinperfetti (Countdown, Tezeta, Dawn To Dusk On Lygon Street, You Can Be Your Silhouette). Stu Mackenzie trascina Brettin e la band dietro di sé con il suo magico flauto (Sketches Of Brunswick East I,II,III, Rolling Stoned) ma nei pezzi più “oscuri” King Gizzard & The Lizard Wizard mostrano una struttura ritmica muscolare e metronomica (The Book, Journey to (S)Hell), merito dei batteristi Mick Cavanagh, Eric Moore e del magnifico bassista Lucas Skinner.

La band riesce anche questa volta se non a stupire, almeno a rivisitare in maniera originale un’altra fetta di musica: resta impressionante la fame onnivora di cultura musicale e la capacità di rigurgitare tutto e tutti, allo stesso modo e allo stesso tempo. Ce la faranno a pubblicare 5 album entro la fine dell’anno? Intanto su internet girano da tempo due demo che farebbero parte di un misterioso (quarto?) album, chiamato “Polygondwanaland”. Ma questa è un’altra storia per un altro giorno…

 

Voto: 7,5/10
Ruben Gavilli

Audio

Video

Inizio pagina