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6 maggio 2013 ,

Savages

SILENCE YOURSELF

2013 - Matador Records
[Uscita: 6/05/2013]

Savages – Silence yourself   (uscita 06/05/2013 – Matador RecordsIl debutto sulla lunga distanza delle londinesi Savages è di quelli più attesi dell’anno e dobbiamo dire sin da subito che l’attesa non è andata delusa. Sin dall’anno scorso, quando il nome di queste quattro ragazzotte ha iniziato a circolare, i paragoni con icone della new-wave post-punk come Siouxsie o i Joy Division si sono sprecati. Ed in effetti ci sono due chiavi di lettura per questo album. O lo si prende come un puro (e magari furbo) esercizio di stile nel prendere a piene mani dagli anni ’80 più oscuri oppure lo si legge come una rielaborazione personale di un genere che negli ultimi anni ha visto un fiorire impressionante di gruppi che vi attingono quali Editors, White Lies, Interpol, O’Children, Zola Jesus, solo per citarne alcuni. Personalmente preferisco la seconda, e leggere così negli undici brani che compongono il disco una certa furia espressiva tesa più a scavare dentro di noi piuttosto che a cercare di darci qualcosa che suoni nuovo a tutti i costi. E così sin dall’opening del nuovo singolo  Shut Up (un estratto dal film ‘Opening Night’ di John Cassavetes) le ritmiche sono un salto indietro di trent’anni, ma con le capacità tecniche di registrazione odierne. Nella voce di Jehnny Beth è sin troppo facile scorgere la Siouxsie maleducata e violenta dei tempi di “Juju” (in effetti, ad oggi, la più accostabile alla cantante dei Banshees, piuttosto che i precedenti paragoni con Zola Jesus oppure la Thurlow delle 2:54) così come i groove di basso di Ayse Hassan ci ricordano spesso il Peter hook dei Joy Division.

 

Le canzoni sono un buon bilanciamento di ottime cose come la citata Shut Up, She will, dall’intro epico in pieno stile Cult della chitarra di Gemma Thompson che poi sfocia in sonorità più in stile Bauhaus, ad una Hit me dalle ritmiche psychobilly dettate dalla batteria di Faye Milton, alla cavalcata urbano notturna in stile Dead Kennedys della già conosciuta Husbands, alla chiusura di Marshall dear, dove la voce cambia timbro per accostarsi più ad una PJ Harvey degli esordi. Un disco questo “Silence yourself”  registrato in tresavages settimane, nel Dicembre 2012, con l’aiuto della produzione di Johnny Hostile e Rodaidh McDonald (già con The xx, Adele, How to Dress Well ed altri) e che mescola cose nuove con cose già edite e ri-registrate per l’occasione come Husbands (già uscita come singolo) e I am here e City’s full (già sull’EP Live “I am here”) riuscendo però nel tentativo di non risultare un puro omaggio (o peggio un saccheggio) a sonorità già sentite, ma nel rielaborarle in pieno mescolandole a tal punto da risultare comunque personale. Certo, proprio la chiusura di Marshall dear fa intravvedere possibili strade diverse per un gruppo che chiaramente sembra ancora dover trovare la sua strada. Insomma,  se vi piacciono le sonorità oscure e post-punk qui troverete pane per I vostri denti, in un disco che se si va oltre l’hype generato - e che probabilmente porterà ad accostarsi a queste ragazze anche gente che non  ha la minima idea di chi siano i Mission of Burma o non abbia mai ascoltato i primi tre album dei Banshees - potrà rivelarsi ricco di passaggi davvero pregevoli, in attesa di verificare (ed in Italia lo potremo fare presto) se anche dal vivo Savages saranno capaci di ricreare la stessa tensione emotiva che sembra percorrere tutte le loro canzoni.

Voto: 8/10
Ubaldo Tarantino

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