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17 aprile 2016

Fire!

SHE SLEEPS, SHE SLEEPS

2016 - Rune Grammophon
[Uscita: 19/02/2016]

Svezia  #consigliatodadistorsioni     

 

fire coverRoba tosta, quella che esce dalle casse una volta inserito il CD degli svedesi Fire!. Già leggendo la formazione, un trio atipico composto da Mats Gustafsson al sax baritono e tenore, Johan Berthling al contrabbasso e Andreas Werliin alla batteria, ci si può aspettare qualcosa di non convenzionale. Certo, non mancano gloriosi esempi di sassofonisti che prediligono le sezioni ritmiche ridotte, uno per tutti il monumentale Sonny Rollins, ma qui ci si muove in un contesto molto diverso dal jazz “mainstream”. I tre ritornano con "She Sleeps, She Sleeps" a questa poco “affollata” incarnazione dopo un periodo passato a sperimentare il linguaggio della big band con i trenta elementi della Fire! Orchestra, portata in tour e in sala d’incisione con rimarchevoli risultati, e sfornano il loro quinto album per la benemerita Rune Grammophon avvalendosi della collaborazione del chitarrista Oren Ambarchi, nella title track, e del violoncellista Leo Svensson Sander, negli ultimi due pezzi. Che sono quattro, per una cinquantina di minuti dilatati e atmosferici. 

 

fireL’interazione tra il barrito possente e fiammeggiante del sax e le oscure trame di basso e batteria innervano l’opener She Owned His Voice, un pezzo classicamente “free”, pur mantenendo una ragionevole fruibilità. La seguente title track ha un andamento ulteriormente espanso, sul tappeto sonoro della sezione ritmica si snodano le frasi dissonanti e cinematiche del sassofono e della chitarra per un Fire1_PhotoByJohanBergmark_lowlungo viaggio nelle gelide tundre scandinave illuminate da aurore boreali. She Bid A Meaningless Farewell inizia con uno scarno assolo di batteria, a cui gradualmente si aggiungono basso, sax baritono e violoncello per culminare nel climax finale, che introduce il pezzo clou dell’album, i diciotto lenti, solenni minuti di She Penetrates The Distant Silence Slowly, introdotti dal solo contrabbasso a cui man mano si aggiungono stratificazioni sonore rarefatte che si solidificano in uno scurissimo, raggelante pieno orchestrale finale che fa risuonare, addirittura, echi dei gloriosi Van Der Graaf Generator. Un ascolto sfidante, probabilmente non per tutte le orecchie, ma che riserva a chi gli presti la dovuta attenzione, grandi emozioni.   

Voto: 7.5/10
Luca Sanna

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