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9 gennaio 2012 ,

Calexico

SELECTIONS FROM ROAD ATLAS, 1998-2011

2011 - City Slang
[Uscita: 18/11/2011]

Appunti di un viaggio cominciato molti anni fa nella cittadina di Tucson, a pochi kilometri dal confine che separa l'Arizona dal Messico. Arriva anche per i Calexico il momento di fermarsi un po', guardarsi indietro e celebrare il proprio passato. Piuttosto che puntare su di un banale "The Best of" con qualche inedito che renda appetibile il piatto, Joey Burns e John Convertino raccolgono una manciata di brani provenienti dalla loro discografia parallela, costituita per la maggior parte da lavori prodotti (autoprodotti) esclusivamente per il pubblico presente alle loro performances live. Una discografia che molto spesso custodisce delle vere e proprie gemme, difficili da documentare tutte in questo che potremmo definire un compendio della ben più cospiqua ristampa in vinile degli 8 albums (di cui sopra) che costituiscono il mastodontico cofanetto "Road Atlas"; un atlante stradale completo, stampato in edizione limitata e non proprio per tutte le tasche. La maggior parte dei comuni mortali può quindi accontentarsi di "Selections from Road Atlas" che presenta comunque numerosi pregi, tra cui quello di lasciarsi ascoltare quasi come fosse un disco nuovo a tutti gli effetti. Ciò, con ogni probabilità, si deve alla solidità stilistica che la band mantiene costante lungo tutto un tragitto caratterizzato da influenze in grado di spaziare, come sempre, dal country al jazz, dal post-rock alla musica mariachi, dalle colonne sonore di Ennio Morricone fino a giungere al dub. E poi di pepite ce ne sono abbastanza da non lasciare affatto delusi gli aficionados. Waitomo, ad esempio, restituisce un po' di quella leggerezza che si avverte quando si intraprende un nuovo viaggio lasciandosi finalmente dietro i bagagli (e i pensieri) più ingombranti.

 

Oppure Glowing Heart of The World, con una prima parte intima e quieta come se ci stesse preparando, in quei minuti che precedono l'alba, ad un epica fuga a cavallo da degni fuorilegge dei film di Sergio Leone; una scena descritta bene, per l'appunto, nella seconda parte della canzone. Bella e dolorosa la ballata All The Pretty Horses che rimarca quanto Joey Burns possegga una buona dote cantautoriale. E' però la strumentale El Morro che possiede la capacità di raggiungere una delle vette assolute di tutta la raccolta; sembra quasi che si possa rimanere sospesi per tutto il brano sopra un canyon, in compagnia null'altro che della propria anima. Di tutt'altra natura, è invece l'accattivante ed indolente blues-funk di Detroit Steam, mentre ci avviciniamo alla fine con gli ultimi tre brani che da soli valgono probabilmente l'acquisto di questa antologia: Cachaca raccoglie i migliori Tortoise per farne tesoro durante notturne escursioni ritmiche in una samba offuscata dai fumi dell'alcool e dalla trama quasi psichedelica descritta da tromba e chitarra. Segue Crystal Frontier nella sua versione originale, priva dell'apporto dei fiati mariachi, che non lascia però rimpiangere quella contenuta in "Hot Rail". Chiude Man Made Lake in una sua esecuzione dal vivo a Bruxelles che ne accentua i toni drammatici, rendendola ancora di più una perfetta rock song. Per concludere, mi sento di consigliare "Selections from Road Atlas" principalmente ai cultori, anche se apprezzabile da chi si dovesse avvicinare ai Calexico soltanto ora. Buon viaggio.

Aldo De Sanctis
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