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14 marzo 2015

Steve Gunn & The Black Twig Pickers

SEASONAL HIRE

2015 - Thrill Jockey
[Uscita: 24/02/2015]

USA   #consigliatodadistorsioni

 

Steve-Gunn-Black-Twig-Pickers-Seasonal-Hire-CoverDiavolo di uno Steve Gunn, non abbiamo ancora finito di cullarci nelle malinconiche ballate del suo splendido “Way Out Weather“ e di farci ammaliare dalle complesse tessiture chitarristiche intrise di saudade e di suggestioni lusitane di “Cantos de Lisboa”, inciso insieme al grande vecchio Mike Cooper, che eccolo di nuovo a noi con un disco che affonda le sue radici nella musica tradizionale degli Appalachi! Non si può che restare ammirati dal fervore creativo del chitarrista di New York, autore fino a ora di una ben nutrita serie di pubblicazioni in otto anni, otto album più una decina di pubblicazioni uscite in edizioni limitatissime o Cd-r,  oltre a un numero notevole di collaborazioni e fra queste, particolarmente ghiotta, si annuncia per l'estate un disco in coppia con Kurt Vile. Qui si unisce con i Black Twig Pickers, gruppo dedito alla musica folk, ma con un forte approccio sperimentale: il fondatore e  multistrumentista Mike Gangloff, oltre ad aver già collaborato con Gunn è anche il fondatore dell'ensemble sperimentale Pelt, e i nostri hanno collaborato con musicisti come il chitarrista Jack Rose e Charlei Parr.

 

Registrato in presa diretta, una parte in Virginia e l'altra vicino a New York, “Seasonal Hire” è un viaggio di grande fascino e suggestione, di impatto immediato, ma ricco di incroci e sfumature di magistrale folk sperimentale. E' musica che pur partendo dalle strutture della twigmusica tradizionale è fusa con le armonie ipnotiche dei raga indiani, con le personali emozioni dei songwriter, con lo sperimentalismo della drone music. Steve Gunn sembra perfettamente inserito nell'ensemble dei Black Twig Pickers assecondando il country folk vibrante di Dive for the Pearl e l'evocativa ballata Don't Let Your Deal Go Down, unico brano tradizionale incluso, mentre Cardinal 51, alla gunnvoce Sally Morgan,  è un jig rarefatto che rende evidenti le influenze del folk britannico sulla musica rurale americana. Gunn diventa protagonista nelle ultime due tracce: Trailways Ramble, brano tratto dal suo album “Time Off”, diventa un affascinante raga blues indolente e smarrito. Ma sono i sedici fantastici minuti del brano che giustamente dà il titolo al disco a segnare in modo indelebilmente meraviglioso il disco, lo stile circolare e riflessivo della dodici corde di Gunn intreccia atmosfere psichedeliche fra un incedere mirabile di drones, inquietanti cimbali e gong, giri armonici di banjo, evocative evoluzioni del violino, ipnotici scacciapensieri. Un autentico miracolo di affiatamento e virtuosismo, di raga indiani, minimalismo e nostalgie folk.

Voto: 8/10
Ignazio Gulotta

foto 2: The Black Twig Pickers  -  foto 3: Steve Gunn

 

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