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4 luglio 2013

Scorpion Child

SCORPION CHILD

2013 - Nuclear Blast/Warner/Kizmaiaz
[Uscita: 21/06/2013]

Scorpion-ChildI texani Scorpion Chld propongono un rock dal gusto duro e deciso che ricorda ai nostri timpani un’epoca che mai sarà scardinata dalla storia: gli anni settanta. I seventies e tutto il bagaglio di blues elettrico, hard rock e psichedelico che lo percorreva prende qui vita con rigore filologico impeccabile. Pentagram, Hairy Chapter e Lucifer’s Friend sono i loro ispiratori, nonostante la loro natura rock sia molto più classica, nel senso più mainstream del termine. Il quintetto di Austin ripropone con immediatezza e senza sbavature un suono che, ruffianamente, è difficile non possa piacere: anche certa evoluzione dell’hard rock anni ottanta è qui squisitamente contemplata. La voce di Aryn Jonathan Black è incredibilmente vicina alla timbrica del Robert Plant più giovane non riuscendo però a portarne con sé tutto il carico di travolgente sensualità.  Sorprende che vengano lanciati da un’etichetta metal leggendaria come la NuclearBlast: gli Scorpion Child rischiano di sembrare, visti i tempi duri, un efficace specchietto per le allodole. La loro dinamica ed espressiva maturità rischia di rivelarsi una riuscita operazione al tavolino che va ben oltre la rilettura moderna di un’attitudine (vedi i primissimi Soundgarden). Kings Highway che apre il disco, cattura e caldamente prende forma: sembrano dei Led Zeppelin in piena forma ma privi dell’originalità dei padri.

 

Poi Polygon of Eyes suona come  un brano alla Rainbow (epoca Ronnie James Dio). In The Secret Spot gli ingredienti sono gli stessi riproposti come se Toni Iommi dirigesse l’orchestra. I più contemporanei cinque minuti di Salvation Slave con il loro duro intreccio di psichedelia e blues elettrico restano tra i momenti del disco più personali ed efficaci. Anche con Liquor, lo Zeppelin style ritorna, mentre con Antioch il disco approda a unascorpionchild ballad, nel senso più tradizionale del termine; il loro rock’n’roll nudo e crudo riprende con la successiva In The Arms Of Ecstasy seguita dalla tiratissima e cornelliana Paradigm. E lì dove Red Blood, seppur nella sua psichedelica dimensione, sembra quasi sfiorare il plagio più spudorato pare che il sentiero, attraverso una stilosa meditazione desertica, un po’ si perda. Gli Zeppelin osavano sconfinare, gli Scorpion Child, seppur con savoir faire, citano forse troppo. Il disco si chiude con Keep Going, una sorta di ibridazione Black Sabbath/Deep Purple racchiusa in cinque minuti di impeto metallaro prog-vintage. Certo è che !’impatto di questo disco omonimo degli Scorpion Child è dirompente e quindi degna di nota. Vista la definita identità che li contraddistingue rischiano però che l’eccesso di citazionismo possa, col tempo, renderli impersonali: nel complesso, l’attualizzazione di certo rock pare qui un riuscitissimo e piacevole vezzo. Come dire, una gran bella ma sterile scopata e perdonatemi l’ossimoro!

 

Voto: 5/10
Anthony Ettorre

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