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5 luglio 2017

R. Campos, J. Marçal, G. Amabis

SAMBAS DO ABSURDO

2017 - YB Music
[Uscita: 28/04/2017]

Brasile

 

Il disco del trio brasiliano di San Paolo formato da Rodrigo Campos, Juçara Marçal e Gui Amabis, esponenti della nuova scena del Paese che punta a un rinnovamento della samba e del tropicalismo, si ispira al libro di Albert Camus “Il mito di Sisifo. Saggio sull'assurdo”, in quest'opera l'autore francese riflette sul senso del nostro stare al mondo, sull'accettazione di un'esistenza dominata dal caso e dall'assurdo, e indirizza le sue riflessioni al tema centrale del suicidio, giungendo alla conclusione che, visto che se il suicidio non è una soluzione, l'unica scelta possibile che rimane all'uomo è l'accettazione, la sopportazione e la ribellione. La lettura del testo di Camus ha ispirato a Campos le musiche di “Sambas do Absurdo”, mentre i testi sono opera dell'artista visuale e scrittore Nuno Ramos, che ha anche ideato l'immagine di copertina con l'asino, animale simbolo della sopportazione, gravato da un enorme peso. La copertina, insieme al l riferimento all'incessante fatica di Sisifo, indirizzano così l'ascoltatore verso le tematiche del disco. E non è nemmeno un caso che tutti gli otto brani del disco siano intitolati semplicemente Absurdo, aggiungendo soltanto in ordine decrescente il numero dall'8 all'1.

 

Ognuno dei brevi brani, il disco supera di poco i venti minuti, raccoglie in sé frammenti di vita vissuta in balia del caos e del paradosso, nei quali diventa sempre più difficile trovare un senso, un filo che possa darcene ragione. Ma veniamo alla musica, l'ispirazione è la samba, ma rielaborata, destrutturata in una versione che possa rendere l'inquietudine e l'apatia esistenzialista, perché come dice Campos; «la samba è esteticamente esistenzialista». Ecco così che diventa fondamentale l'apporto dell'elettronica, affidata a Gui Amabis, che avvolge i brani in una dimensione quasi onirica, affaticata, sottraendo così il samba alla sua dimensione fisica, mentre il canto di Juçara Marçal punta anch'esso più sulla melodia che sul ritmo e rinuncia alla sensualità tipica del genere. Non mancano momenti di dolcezza, dovuti soprattutto alla voce della Marçal o all'ukulele di Campos, ma in altri momenti il clima si fa caotico, fra cupi tamburi e chitarre oscure (Absurdo 6) o ci fa piombare in una buia atmosfera claustrofobica (Absurdo 3).

Voto: 7/10
Ignazio Gulotta

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