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10 settembre 2014 ,

Ryan Adams

RYAN ADAMS

2014 - Pax-Am/Blue Note
[Uscita: 09/09/2014]

USA

Album coverTre anni interi. Tanto ha aspettato Ryan Adams per dare un successore al suo disco del 2011,  l'acclamato e riuscito "Ashes and fire". Un vero record  per lui. Un album che per molti songwriter emergenti sarebbe stato il vertice artistico, ma che era quasi nella media per l'uomo di Jacksonville, North Carolina. Da un grande come lui, che aveva aperto al meglio gli anni novanta con l'esordio miracoloso di "Heartbreaker"  (2000) e che si era confermato col secondo disco, il vendutissimo "Gold",  è sempre lecito aspettarsi qualcosa di sorprendente. Ma a Ryan Adams i miracoli sembrano riuscire sempre più raramente. La cosa migliore di quest'anno  rimane la  produzione di "The reckoning", bellissimo disco del suo primo produttore,  Ethan Johns e pieno zeppo di canzoni meravigliose dal gusto unico. 

 

Esattamente quelle canzoni che lui non riesce più a scrivere. Ma cosa ci riserva questo "Ryan Adams" targato 2014 e suo 14imo disco in studio in 14 anni? Un gran bello scivolone nel rock mainstream. Un disco che strizza l'occhio alle classifiche, alle radio - Ryan Adams2se c'è ancora qualcuno che le ascolta - e che ironicamente non contiene un solo brano vincente o particolarmente adatto allo scopo. Il debole inizio di Gimmie something good, che nelle intenzioni dell'autore dovrebbe essere l''hit da classifica, è una specie di cartina tornasole che spiega molto dell'album. Il titolo stesso del pezzo è un boomerang che si ritorce contro il suo autore, incapace di tirar fuori sprazzi della classe esibita in passato. Sorprendente  la quantità di pezzi qui presenti, 3 o 4,  che suonano come se fossero stati scritti da un Bruce Springsteen a debito d'ossigeno (l'ultimo per intenderci) e con la spia della riserva (d'idee) accesa sul rosso. Similitudini vocali con lui in I just might e Wrecking Ball, che sembra uscire da "Nebraska" del Boss.  

 

ryan-adams-2014Quest'ultima non male tutto sommato. Ci sono pure echi della epicità forzata di Bono/U2 (Kim, Am i safe o Shadows) e togliendo la chitarra di The Edge, sembra proprio di ascoltare le ultime scialbe proposte degli irlandesi. Terrificanti alcuni episodi come Stay with me e Feels like fire:  si stenta a credere che li abbia scritti Ryan Adams e sono allineati col peggior rock da Fm o rock Aor  degli anni settanta. Cosa si salva quindi? Trouble e Let go, che, pur non essendo Ryan-Adams-clamorosamente belle, sono quantomeno due canzoni che ci ricordano che Adams è sempre uno scrittore di livello. Ryan ha registrato il disco nel  Pax-Am Studio, che ha dato il nome anche alla sua label personale, e per finire  ha pure autoprodotto il disco, altra aggravante ad un lavoro che definire modesto appare quasi riduttivo. I 40 anni bussano alla porta di Adams e questo non è certo il modo migliore per festeggiare l'evento. Un grande solista  si è smarrito - dispiace dirlo - ma speriamo ritrovi presto la strada di casa.

 

Voto: 5/10
Ricardo Martillos

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